Qualcosa di me

Sono nata agli albori del “miracolo economico”, il giorno in cui è stata inaugurata a Piacenza la Facoltà di Agraria e si chiudeva il X Meeting mondiale di Ufologia.
Era un lunedì e questo fatto avrà il suo significato, alle 17.00,  mentre suonava la sirena di una grande fabbrica, dall’altra parte della strada e dopo pochi minuti, alle 17.08,  il sole è tramontato. Ancora nell’anno cinese del Drago e la Luna era crescente. Astrologicamente nel primo e ultimo segno dell’anno civile e la mia Luna era nei Pesci. Saturno, l’ombroso tintinnante, il mio pianeta. Lo stesso giorno di Edgar Allan Poe, Karoly Kerenyi e di Patricia Highsmith.
Neve quel mattino, anche la domenica,  ma nel pomeriggio il cielo si era rischiarato fino a poco prima che il sole tramontasse. Mia madre dice di aver fatto il travaglio camminando,  ogni tanto guardava dalla finestra verso la Marzotto che di lì a poco avrebbe spalancato la sua grande bocca e rigurgitato una massa di gente che si dirigeva verso le case, a piedi o in bicicletta. Dice anche che mentre nascevo mia nonna è svenuta, e anche questo ha la sua significanza. Poi una vita un po’ diversa dalla solita che si immagina, ma quale non lo è? A tre anni mi ponevo domande tipo “perchè muoriamo?” e “per quanto tempo?”: l’unica a rispondermi fu la nonna “quando sei morto sei morto per sempre”. Ho reiterato quel “per sempre” come un mantra per cercare di dargli un significato che non aveva. Per sempre e basta. Il cane che mi faceva compagnia forse conosceva la risposta.
Poi gli anni a respirare le atmosfere delle vite degli altri, a recuperare pensieri nell’aria che mi rincuorassero. Le scuole senza infamia e senza lode. La sete di stabilità mi ha sempre divorata, caposaldo di fermezza cui ancorarmi; ho passato la vita a cercare  la “normalità”, non credo di esserci mai riuscita, nemmeno adesso. La scrittura fedele compagna in una sorta di autoanalisi privata mentre si susseguivano stagioni. Il fascino dell’inverno e delle cose oscure, di profondità. La passione per il mondo interiore, per la cura e mille strade per metterle in atto, tutte vissute fino in fondo, integrate ormai nel dna. Ora osservo le sincronicità e ne gioisco, riconosco le coincidenze. Scrivo di cose di noi umani intrecciate con quelle di animali e pietre, che pure noi conteniamo. Vivo simultaneamente sui livelli paralleli delle cure del mondo e delle nostre profondità cercando, ogni giorno, di armonizzarle insieme. Di più per ora non voglio dire perchè la conoscenza dell’altro deve essere una scoperta nel tempo svelata.

  1. Bello e misterioso questo autoritratto, dice molto ma anche troppo poco, perché come giustamente dici: meglio svelarsi poco per volta… Invita comunque a conoscerti meglio e a cercare di capire chi sei e come ti relazioni con gli altri. Scrivo questo osservandoti con occhio nuovo, come se non ti avessi mai incontrata prima, come se non sapessi proprio nulla di te…

  2. Ci sono capitato per caso, naufrago della Rete. Bella e suggestiva la fotografia, evocatrice come il titolo “Silenziosamente al mattino…” Normalmente sono allergico ai puntini di sospensione, e quando con “spicca il tuo volo” riesco a riempire quello spazio vuoto, mi si allarga il cuore. Forse perché vorrei spiccarlo anch’io, il volo.
    Scendo, leggo, racconti, recensioni, un luogo d’incontro per chi condivide la passione per i libri, per la lettura e la scrittura. Sta a vedere che c’è posto anche per me. Vado nell’archivio. Un blog giovane, anche se altri blog a quattro mesi sono già defunti. In questo caso sarebbe un peccato. Cito da “Chi sono”:”… Mi annoia la banalità dello scrivere spiegato, disteso come un lenzuolo ad asciugare…” tanto mi basta. Cosa faccio, mi iscrivo? Non so bene come funzionino queste cose, ma io ci provo.
    gianca

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