Aspetti dell’amore – Racconto

La tabaccaia avvolta in una vestaglia d’oro camminava pesantemente verso casa. Dondolandosi sui fianchi bilanciava la sporta della spesa. Vedendolo solo, stranamente non gli chiese di lei. Il vecchio fruttivendolo alla fermata del tram, ritirando le cassette della frutta esposte, trascinava la suola scollata della scarpa sinistra, e, uscendo per un poco dal suo mondo a parte in cui parlava a se stesso, trovò, come sempre, il modo di sorridergli. Tutti gli altri erano, più o meno, i soliti individui ingrigiti del quartiere che a quell’ora filavan di buon passo verso casa. Lui respirò l’aria leggera di quell’ora, quando il traffico scemava. Chissà se l’avrebbe vista, se lo chiedeva in continuazione. Da giorni ormai l’aspettava invano alla fermata del 49, ma quella era una sera speciale perchè lei compiva gli anni.
Il luccichio febbrile dei suoi occhi rifletteva le auto sfrecciare in un turbine di girandole colorate. Assorto, rimuginava ritornelli che non gli davano pace. Se quel mattino di una settimana fa fosse stato capace di trattenerla, se vedendola uscire di casa frettolosa le avesse detto qualcosa o l’avesse sfiorata affettuosamente, se non avesse permesso che si rintanasse addossata alla parete d’angolo dell’ascensore, accanto a lui, sì, ma già lontana, se non le avesse impedito di sgusciare via, se solo avesse sostenuto quello sguardo ipnotico che gli faceva paura..se..se…avrebbe dovuto immaginarlo, prevederlo, ma niente. Era rimasto imbambolato a lasciare che le cose accadessero, come sempre del resto in tutta la sua vita. L’aveva salutata con leggerezza, come ogni mattina, senza pensare alle conseguenze, senza sospettare che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrebbe vista. E così era stato. Appoggiato alla pensilina del 49 si mordicchiava nervoso ogni tanto le unghie. Ad ogni arrivo gli occhi erano inchiodati alle porte scannerizzando tutta la fiancata del tram per non lasciarsela sfuggire, se mai fosse stata lei. Se, se, ancora e sempre solo se. Non la finiva più di lanciare ipotesi che inevitabilmente gli rimbalzavano come uno schiaffo di ritorno. Gli sembrava di aspettarla da una vita ed era passata solo una settimana. E da una settimana, ogni sera, ogni fermata del 49 era un batticuore, ogni volta nell’attesa se la immaginava scivolare silenziosa e leggera dai gradini, rigurgitata dalle valve automatiche delle porte. Quella settimana era trascorsa pervasa da pensieri ricorrenti che roteavano impazziti su dove potesse essere, cosa stesse facendo e con chi, concentrato in un dolore pungente che lo schiacciava. Ma quella sera sarebbe stata diversa, lei sarebbe tornata, avrebbe visto il suo sguardo che da lontano lo scrutava. Lei si sarebbe avvicinata facendo finta di niente, lui l’avrebbe abbracciata e baciata, sforzandosi di trattenere quelle lacrime gonfie di gioia e del dolore che per tutta quella settimana di passione silenziosa aveva trattenuto. Il tutto senza troppa enfasi perchè lei non l’avrebbe tollerata, era piuttosto riservata. Si sarebbero incamminati a passi tranquilli verso casa avvolti di emozione: era bello lasciarsi prendere da quella calma satura mentre illanguidiva il ritmo della città, si decantava la tensione, un treno che a fine corsa, decelerando, permetteva finalmente di vedere il mondo attorno. Si sarebbero lasciati guardare, permettendo che quel calmo benessere, come un mantello, li avvolgesse. Lui l’avrebbe scortata fino alla loro casa linda, resa perfetta dalla frenesia di quella lunga attesa scaricata pulendo e lucidandone ogni angolo. Era certo che lei, subito, non ci avrebbe fatto caso, avrebbe bevuto qualcosa mentre lui le preparava un bagno appena tiepido, come piaceva a lei, avrebbe lasciato che le sue mani trepide la sfiorassero leggere, cospargendola di schiuma delicata, l’avrebbe asciugata avvolgendola in una spugna calda. Poi avrebbero mangiato qualcosa a lume di candela. Senza parole inutili, lei gli aveva insegnato la noncuranza che appiana le spigolature dei rapporti e lascia fare al tempo e ai gesti, e l’eleganza, di fronte alle fortune avverse della vita.
Poi si sarebbero sdraiati l’uno accanto all’altra, lei, facendosi ancora più vicina, gli avrebbe leccato un orecchio e, finalmente, leziosa, gli avrebbe sussurrato il suo riconoscente -miaoooooo-.

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