Due Mani di Bianco

Dopo aver abbandonato il Bussi con la canna dell’acqua in mano mi è corsa incontro una Marticola sorridente “Novità, la famiglia entra nel mondo dell’editoria!”, “che è successo?” le ho chiesto fingendo sorpresa” e lei “Cammela sta scrivendo un libro!”. Sono abituata a tutto, ormai, credo, e la cosa mi ha solo un po’ inquietata. Direte che questo è razzismo intellettuale, Cammela, la cognata di Marticola fa la donna delle pulizie, anzi la colf (aggiungo che il marito fa lo spazzino comunale ora operatore ecologico) ma, tant’è che sbarro gli occhi attenta. “Sa come lo ha deciso?”
“Ha scoperto qualità artistiche dopo un corso di Conosci te stesso/a?”
“Ma nooo” era sul passante e aspettava il metro quando vede appoggiato al bidone della spazzatura verde un libro, lo sa è pane suo, lei maneggia libri tutti i giorni, lo sa a casa di chi lavora, no? Ecco, lo prende e sa che libro era? Quello con le sfumature che ha venduto un casino. Ne aveva sentito parlare talmente tanto a casa del suo boss che ha colto l’occasione e se l’è preso. Lo ha letto tutto d’un fiato e poi mi ha chiamata”. Nel frattempo si era avvicinato a noi Cimiteri l’intellettuale del condominio: alto, elegantissimo, camminando a passi felpati era arrivato al nostro gruppetto di soppiatto e  ascoltava Marticola divertito
“Sai che ti dico? Adesso lo scrivo anch’io un libro così!” ha continuato Marticola ignorando il nuovo arrivo, e io le ho detto “Cammela, ma lascia perdere farai ridere” e lei quasi offesa “Non ti permetto di parlarmi così, se non lo hai neanche letto; so anche cosa scrivere…”. La  Marticola era un po’ agitata mentre mi parlava e poi “Lo sa? Ha anche già trovato il titolo”. Anche Cimiteri si era spostato e adesso stava decisamente tra noi
“Ah davvero?”
“Certo, non so se è adatto ma Cammela era così sicura…”
“dica…” la incito curiosa
“Lo leggerò volentieri…dica Marticola, coraggio” aggiunge Cimiteri
Nonostante le perplessità Marticola trionfante annuncia: “Due mani di bianco”.

Annunci

Guida il tuo Carro sulle Ossa dei Morti di Olga Tokarczuk – Recensione

Libro leggero, a mio avviso, Guida il tuo Carro sulle Ossa dei Morti di Olga Tokarczuk nonostante il titolo, perchè sa di libertà e la libertà è leggera ed evanescente come aria del mattino, anche quando te la sei conquistata con fatica. Questo romanzo non è però la storia della conquista della libertà, ma della sua gestione, cosa altrettanto difficile. Scritto in prima persona, la protagonista è ingegnere di ponti e vive in un’area isolata e selvaggia al confine della Boemia. Fa lezioni di inglese un paio di volte la settimana in città.  La vecchia ha tre passioni che coltiva con caparbietà: gli animali, l’astrologia e William Blake di cui è traduttrice. Nel romanzo si parla di Effemeridi, Cerve, Volpi, Cane, Disturbi ed altri Animali, di sogni e, con meno riverenza, degli uomini nel senso della gente, per la quale lei non nutre una grande considerazione. Janina Duszejko vive in una borgata di poche case sull’Altopiano, una zona selvaggia spazzata dal vento in cui è “difficile abitarci da ottobre ad aprile” quando si scende anche a venti sotto zero.  Calcola l’oroscopo anche a chi non lo vorrebbe e si picca, leggendolo, di sapere quando quella persona morirà o, se è già morta, ricercandone i dati anagrafici “Dato che c’è un ordine nelle Nascite, perchè non dovrebbe esserci nelle Morti?”.
Vicino a lei un piccolo gruppo di altrettanti selvaggi che han fatto della natura la loro madre, che sanno come prenderla quando è collerica e goderne quando è leggiadra.
Con la vita della signora si intrecciano alcune morti misteriose il cui significato si spianerà man mano durante la lettura. Ma è la natura la vera protagonista del romanzo, la natura selvatica, anche quella degli animali e degli uomini. La natura selvatica dell’uomo che si ribella quando non può più stare dentro a vestiti fatti di menzogne e non trova più ascolto, come quella di Janina che non è ascoltata, ma sa ascoltare e interpretare i segni nell’aria e sulla terra per trarne auspici. Janina è parte della natura selvaggia in cui vive, parte di quel silenzio che tutto ingloba come quando scende la neve davanti alla sua casa. In fondo, quando si arriva verso la fine, conviene lasciare che le cose accadano o conviene opporvisi, quando sono sbagliate?
Un libro da leggere con lentezza, da assaporare con ogni respiro.

Gay?

Fino al sedici del mese il Condominio era pervaso di silenzio, il freddo, fino a che non si accende il riscaldamento centrale, irrigidisce anche le parole. Qualche voce l’ho sentita su per le scale, era la Tartolone che si lamentava che non le si asciugava la roba; non che non mi faccia i fatti miei, ma nel lamento ci aveva aggiunto, e non so il nesso, un ragionamento con dentro la parola gay: mi si sono drizzate le orecchie. Come a tutti, no? Adesso tutti sanno cosa significhi questa parola e la pronunciano con una certa sicurezza, mentre la parola omosessuale è già più difficile da dire. E’ decisamente una parola più impegnativa sia a dirla che ad ascoltarla direttamente; in televisione è già diverso, la ascolti con una certa tranquillità, quasi come a dire “ma chissà cosa mi stan per dire…” in tivù sa di pruderie, è concessa. Comunque dalle mie parti non la si sente spesso. Mia nonna, la prima volta che la pronunciò, lo fece alla sua maniera. Ora, non so se si è capito, mia nonna è una sveglia, lo fece riferendosi ad un attore che aveva sempre adorato, un attore americano il cui nome faceva tipo Rock Hudson: lasciandomi a bocca aperta mi disse con un sospiro : “questo attore per me è decisamente un “uomo sessuale!”. Me la ricordo ancora, tirava su del tè nero dalla tazza di porcellana che le avevo fregato qualche anno prima, ma non se ne era accorta. Io me ne ero accorta mentre lei aspirava voluttuosamente la bevanda ristoratrice, ma era troppo tardi, conveniva far finta di niente. Quella volta Rock Hudson mi salvò. Ora, a pensarci bene,  quale nome da una maggiore idea di mascolinità di un nome come Rock, sentite come arrotola la erre, direi come raspa? E di Hudson che mi dite? E’ un gran fiume; le due parole assieme mi dan l’idea  della forza e dell’impeto. Fu nel periodo in cui era doveroso cercare l’omosessuale tra noi (o che è in noi?),  che si era sparsa la notizia che lui lo era. A mia nonna, per forza di cose, la notizia deve essere giunta, è troppo curiosa, legge, si informa, ma credo che la sua passione abbia trasformato un off limit affettivo per lei in un rinforzo ulteriore  di quello in cui credeva e da omosessuale è stato trasformato in un uomo sessuale. Naturalmente, amici omosessuali, non vogliatemene, essere omosessuale non esclude a priori il non essere un uomo sessuale, naturalmente, ma in quel caso, almeno per lei, era decisamente una sicurezza. Per tornare sulle scale del terzo piano, la conversazione, come al solito con Marticola, si era spostata su piani alti: la Tartolone col suo vocione decretava: “Sono contraria all’adozione dei gay!” Fate conto che erano le otto di mattina di un giorno di pioggia eppure la Marticola, inpugnando lo spazzolone le ha risposto: “ Ma poverini! Perchè privarli dei genitori!”. La porta di casa Tortolone si è chiusa e nelle scale è ripiombato il silenzio.

Non Confondeteli per Favore

Ero davvero stordita dall’attenzione che aveva accompagnato un romanzo noir, a mio dire fascinoso, di cui vi parlerò a suo tempo, sì, stordita sarebbe la parola giusta; fu per questo motivo che, mentre mi facevo degli Adelphi di contrabbando, scrivevo il mio romanzetto visionario “Silenziosamente al mattino spicca il tuo volo” e lo buttavo nel mondo.
Ogni giorno la Marticola mi chiedeva se la notte precedente avevo scritto qualcosa e, se le rispondevo di no, mi guardava un po’ male. Era come se gliela dovessi una risposta positiva, a tutti i costi. Sulle prime mi sentivo anche infastidita, dopo tutto è meglio sentirsi liberi se si scrive, i grandi scrittori hanno le case editrici che li pressano, io avevo la donna delle pulizie del condominio dove abito.
Sapete cosa vi dico? Che col tempo, mattina dopo mattina, ho imparato ad apprezzare quell’interessamento al mio lavoro, mi lusingava addirittura. Un giorno la signora Ferranti, che sta sempre affacciata al balcone nella bella stagione, mentre cercavo invano le chiavi di casa davanti al cancelletto d’entrata, mi ha chiesto a bruciapelo: “Ma di cosa parla il suo libro? Parla mica di noi, vero?” e ancora prima che le rispondessi “la Marticola ha detto che ci siamo dentro tutti…senta, faccia il piacere, scriva che il Bussi deve smetterla di sbattere le porte e di fischiare in cortile”. Ero allibita, confondere il mio romanzo visionario con un avviso di assemblea condominiale. Confesso che la cosa mi ha tanto offeso che non l’ho più salutata come prima. E poi il Bussi è il più simpatico, si fa solo i fatti suoi ed è un cuor contento, fischia, sì e gli piace. A lui sì che si potrebbe dedicare “Silenziosamente al mattino spicca il tuo volo”!

Niente di Janne Teller – Recensione

Niente di Jane Teller è uscito nel 2000. Parla di adolescenti. Parla di un piccolo gruppo di adolescenti mossi da un grande e nobile proposito: far scendere da un albero il loro coetaneo Pierre Anthon che lassù s’è piazzato a mangiar susine e a decretare che niente ha senso. “Tra pochi anni sarete tutti morti e dimenticati, sarete niente, perciò tanto vale che cominciate a esercitarvi” grida dal ramo. Pierre Anthon provoca, è la coscienza sotterranea che emerge, sale su un albero per farsi sentire; vuole lanciare un messaggio; è figlio di ex sessantottini, dicono di lui, forse per giustificare il suo impegno sociale a stanare un senso a questa vita e a condividerlo con caparbietà con gli altri. Pierre Anton ha trovato un senso nel non senso della vita, è già più avanti del protagonista di “Silenziosamente…”, Giorgio che è costretto ad agire perchè ha poco tempo per pensare;  Pierre Anthon invece è fermo, salvo le sue gambe che penzolano dal ramo alto del susino. Giorgio deve cercare qualcosa, ha fretta, rincorre un obiettivo meno teorico, deve trovare il modo di vivere arrangiandosi da solo. La famiglia di Pierre Anthon è su uno sfondo immaginario, è sullo sfondo degli illusionisti del mondo perduto, quella di Giorgio è decisamente troppo presente nel vanificare speranze e desiderio di realizzazione; entrambe mi fanno la stessa impressione: di impaccio, di fastidio, una per la sua indifferenza, l’altra per la sua ignoranza;  in entrambi i casi questi due ragazzi dovranno cercare di cavarsela da soli. Nel romanzo della Teller sullo sfondo un gruppo di pari che, nel caso di “Niente” si alleano per aiutare Pierre Anthon a scendere dall’albero dimostrandogli che un significato c’è; nel secondo sono parte di una massa indistinta che a tratti si individualizza in rapporti casuali e formali.
Come andrà a finire? Lascio al lettore la sorpresa. Se vi interessa ne riparleremo.

Come Attrezzarsi per la Fine del Mondo p.v.

“Ogni anno cadono sulla terra 12.000 corpi celesti del diametro massimo di 1 metro.”
Che belle queste letture di consigli per cosa fare per la prossima fine del mondo. Spulciando qua e là ne ho trovata una che mi piace assai. Dice che è meglio prepararsi per tempo (l’articolo è stato scritto 4 anni fa) non aspettate all’ultimo momento, come fanno tanti, si sa già, e chissà quanti ne conoscete anche voi: “dai preparati, studia per tempo, ogni giorno un pochino”.
Sì, sì e poi non fanno niente ‘sti lazzaroni e quando arriva il giorno dell’interrogazione è la fine del mondo, seduti sulla tazza del cesso che si lamentano che non possono uscire di casa…quando è troppo tardi per pensare ad una strategia. Innanzitutto fare attenzione alle catastrofi naturali, ma in che senso? Non so cosa voglia dire,  forse vuole dire di non vederle solo come catastrofi naturali ma come eventi premonitori…d’accordo, fin qui ci siamo e credo siamo tutti d’accordo che lo siano…la natura che si ribella e tutte ‘ste cose che soprattutto noi italiani ci diciamo sottovoce tutte le volte che capita un terremoto o un’alluvione, ma così, ce lo diciamo tra noi, davanti a una tazzina di caffè, per passare ancora un po’ di tempo, di quel che ci rimane…
Poi dice che risparmiare qualche soldo in più non è una brutta idea…ma a cosa ci serve? C’è anche da dire che quattro anni fa non era prevedibile che non avremmo avuto più niente da risparmiare, ma, torno a chiedermi, mi sembra il problema minore, nella mia idea della fine del mondo i soldi, finalmente, non dovrebbero contare proprio niente.
Insiste di tenere una fornitura di acqua e di cibo non deperibile per almeno due mesi (?).
Poi un kit di primo soccorso, cosa che tutti dovrebbero avere, un cerottino, un disinfettante, delle forbicine e cos’altro? Tenere una coperta e un sacco a pelo nel bagagliaio della macchina perchè anche se non lo si deve usare, meglio averlo. E conclude che una volta che sei così preparato, sei a posto. Deliziosa, candida innocenza! Che purezza e limpidezza, che semplicità. Che bello.
Che altro si può dire?….che a questo punto per prepararsi alla fine del mondo p.v. si potrebbe anche cominciare a leggere l’e-book “Silenziosamente al mattino spicca il tuo volo” e chissà che a qualcuno di noi possano arrivare nuove idee….

Gli Adelphi

Le cose non sono state così semplici come ve le ho raccontate
L’idea non originale dell’e-book mi è saltata come un eureka; c’era un mucchio di gente che lo aveva già fatto, ma non avevo mai pensato che avrei potuto farlo anche io. Misteri della mente! E quando e cosa te lo ha fatto venire in mente? Mi potreste chiedere mentre vi versate una tazzina di caffè? Vi rispondo come vi risponderei se fossi lì con voi una mattina prima di uscire di casa, quando ancora tutto è abbastanza fermo, prima del caos relazionale.
Mi ero accorta della presenza della Marticola sul mio pianerottolo dai colpi dello spazzolone alla mia porta. Succede spesso, ma quel colpo voleva dire qualcosa di più del solito  “sto pulendo accidenti”, diciamo che mi son lasciata andare ad interpretare che voleva dire qualcosa e non poteva certo suonare il campanello per farlo. Ho aperto, era mezza curva, ha girato solo la testa verso di me e, senza preamboli né convenevoli mi han detto a bruciapelo: “Interessano gli ultimi usciti Adelphi? Diciamo gli ultimi dieci?”. Le ho appoggiato lo spazzolone al muro  e l’ho presa per un braccio trascinandola  nell’ingresso. Precauzione eccessiva, gli altri abitanti del mio pianerottolo non mi destano proccupazioni al riguardo, ma era sicuramente un gesto istintivo, protettivo della bazza che mi stava per accadere. Ho chiuso la porta.
“Gliene sono arrivati doppi forse per uno sbaglio delle segretarie, bisogna fare presto”
“Quanto?”
“Lasci fare a me, ci parlo io con mia cognata”.
Sì, ma cosa c’entra tutto questo con l’uscita in e-book?
Sento che c’entra, perchè è dall’ennesima notizia della Marticola dai quartieri alti che tutto è partito, anche se non riesco ancora a spiegarmelo.