E la chiesa Valdese?

Dopo aver scritto il post sulla neutralità dello stato che è vista negativamente dalla Chiesa Cattolica per la voce dell’arcivescovo di Milano,  ho trovato nella cassetta della posta un piccolo libretto intitolato “Altri discorsi quello che crediamo dalla A alla z” edito dalla Unione della chiese metodiste e valdesi. Data la semplicità della lettura l’ho divorato e vorrei mettervi a parte di un altro punto di vista cristiano.
Cerchiamo di essere una chiesa che accoglie tutti e non discrimina nessuno, né per ceto sociale, né per provenienza geografica, né per orientamento sessuale.
La Bibbia non è solo la parola di Dio per la Chiesa, ma anche per ogni singolo credente; ognuno deve poterla leggere e studiare personalmente, è il messaggio di Dio per lui; non va letta alla lettera ma cercando di arrivare allo spirito più profondo che la anima; non crediamo che debba esserci un magistero che possa dirci come interpretare le Scritture, crediamo che Dio, col suo Spirito possa illuminare il nostro cammino; interpretiamo la Bibbia sia prsonalmente sia in comunione con gli altri in assoluta parità.
Nella chiesa non servono gerarchie: tutte e tutti in assoluta parità, facendosi ispirare dalla Bibbia, si danno regole comuni e si impegnano a far conoscere l’amore di Dio al mondo.
Non c’è bisogno di credere al creazionismo né di rigettare il darwinismo, Dio è all’origine della creazione del mondo.
Crediamo che la fede ci debba spingere a preoccuparci perchè il mondo sia più solidale, perchè le differenze sociali non condannino molti alla fame e a farci analizzare criticamente il nostro rapporto col denaro, che esso non diventi lo scopo della nostra esistenza, ma rimanga uno strumento di scambio di beni.
Crediamo che Dio ci chieda solo di mettere Gesù al centro della religione e della fede; altre religioni, per essere graditi a Dio, chiedono rinunce e sacrifici, ma noi pensiamo che si facciano molte più cose per amore e per riconoscenza che per obbligo, siamo salvati per fede e la testimoniamo con il nostro operato.
La domenica è il nostro giorno per pensare ed essere liberati dall’assillo del fare e dell’essere, un giorno per gli affetti, per le nostre passioni, per pensare; riconosciamo, oltre alla domenica, il Natale che ricorda la nascita di Gesù, la Pasqua che ricorda la sua resurrezione, il giorno della sua Ascensione e quello della Pentecoste.
Gesù si è sacrificato per dirci che Dio ci ama nonostante i molti errori e peccati.
I credenti sono liberi perchè Gesù li ha redenti dal peccato e questa libertà va vissuta nell’amore e nel servizio; noi non abbiamo scelto Dio, è Dio che ha scelto noi. E poiché credere non è obbedire ma capire, ognuno deve poter leggere la Bibbia e poi scegliere di fare responsabilmente le proprie scelte, dalla politica alla vita personale. La Chiesa non deve dare ai credenti direttive da seguire, ma offrire loro la possibilità di agire con coerenza secondo lo spirito della parola di Dio.
La fede e le sue scelte non possono essere imposte a nessuno. Noi siamo credenti ma siamo convinti che l’unica strada sia quella della laicità dello stato in cui si rispettino tutte le convinzioni e non e che nessuno debba prevaricare sulle altre, “libera chiesa in libero stato”.
Maria è stata la madre di Gesù concepito in lei per opera dello Spirito Santo. Non crediamo però a tutti i dogmi della chiesa cattolica come quello della perpetua verginità, dell’immacolata concezione e dell’assunzione in cielo, perchè non hanno base biblica, anzi i Vangeli ci parlano di altri figli e figlie che lei ha avuto dopo Gesù e ci invitano a venerare solo Gesù, figlio di Dio e Dio egli stesso; per questo non la mettiamo sugli altari, ma resta nel nostro cuore come esempio per noi di ubbidienza a Dio.
La terra in cui viviamo ci è stata affidata e un giorno ci chiederà conto di come l’abbiamo trattata.
Le nostre chiese han scelto di destinare l’otto per mille esclusivamente per opere sociali, unamitarie o culturali in Italia o all’estero, non destiniamo neppure un euro alla predicazione nella chiesa, agli stipendi di pastori e delle pastore o agli edifici di culto che pensiamo debbano essere pagati dai membri delle nostre chiese esclusivamente.
Il primato del papa è rifiutato da tutte le chiese cristiane non cattoliche; pensiamo che la chiesa non abbia bisogno di un capo umano ma solo della sovranità di Cristo, che il papa sia il vescovo di Roma ma non gli riconosciamo l’autorità di essere il capo della chiesa o di rappresentare Cristo in terra.
Non mettiamo uomini o donne sugli altari, né li preghiamo poichè ci rivolgiamo direttamente a Gesù, l’unico mediatore; tutti i credenti sono santi in quanto persone “che Dio ha chiamato”; personaggi come san Francesco resteranno un esempio di fede, altri sono invenzioni leggendarie a cui non diamo importanza.
Crediamo che nessuno possa dettare leggi e comportamenti a persone che in piena libertà e rispetto reciproco decidano di avere dei rapporti; riteniamo che la sessualità vada esercvitata al meglio in una dimensione di amore reciproco intendendo anche responsabilità, progettualità e fedeltà.
Oggi la scienza può prolungare per decenni la vita di un uomo, anche se prigioniero di un corpo o di una mente che non danno più segni di vita; le nostre chiese, pur nel rispetto del comandamento “non uccidere” credono che non si possa condannare una persona ad anni di sofferenza e riconoscono che chiunque dovrebbe poter decidere sul termine della sua vita, ognuno dovrebbe poter chiedere di non essere tenuto in vita artificialmente tramite nutrizione, idratazione o respirazione forzata se ha espresso una volontà contraria a queste scelte.
Uomini e donne sono diversi come genere, uguali in dignità davanti a Dio e nella sua chiesa; a nessuno può essere preclusa una vocazione a causa del suo sesso; nessun servizio o ministero sono riservati esclusivamente a uomini o a donne.
Non ci appelliamo a regole morali assolute da imporre agli altri in campi personali come il controllo delle nascite, il fine vita, l’aborto o le scelte etiche, preferiamo pensare che ognuno di noi sia libero di fare le sue scelte in un rapporto diretto tra la sua coscienza e Dio.
Resurrezione non significa ritornare nel corpo che avevamo in questa vita, ma vivere una dimensione spirituale che ci permetterà di stare e gioire con Dio e con chi amiamo: morte come trasformazione, come dice Paolo saremo trasformati da realtà carnale a “corpo sipirituale”.

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Ultime chiamate per Bugarach

imagesSi è fermato davanti al Blumen un camioncino carico di stoffe multicolori, l’effetto era magnifico, meglio, magico; un ragazzotto se le è caricate sulle spalle e le ha consegnate alla signorina Cocoscia.
“Non si sarà mica rimessa a lavorare? Non riconosce neanche più sua nipote delle volte” ha detto la Marticola con una mano davanti alla bocca. La signorina ha aperto al ragazzo, gli ha fatto un caffè e poi lo ha congedato. Ha tirato giù le tapparelle del’appartamento e di lei non si è saputo più niente fino a quando la Marticola è entrata a casa sua. La signorina Cocoscia l’ha ricevuta con un sorriso smagliante, aveva una coroncina dorata sui capelli e teli multicolori di varie gradazioni di blu e azzurro la avvolgevano come un sari indiano. E’ rimasta a bocca aperta finchè non è riuscita a dire ”Mah…signorina!?!…” e lei, girando lentamente su se stessa per poi appoggiare il braccio alla consolle e fermarsi per le vertigini, le ha risposto semplicemente “Bello, vero?…Partirò per Bugarach e lo indosserò nel giorno del destino!”. A quel punto la Marticola si è rilassata, si era spaventata un po’..adesso sì che era normale, avvolgersi di teli leggeri di cotone ed affrontare una notte sui Pirenei con Marticola e Cammela era tutta un’altra cosa. Nell’androne del Blumen il foglio con gli iscritti per il viaggio si sta infoltendo, oltre alla Marticola, Cammela e alla signorina Cocoscia si sono iscritti anche Gargoglia, Commestini e Cimiteri.
“Più che un viaggio della speranza mi pare una fuga dalle mogli o dai loro fantasmi!” ha commentato mia nonna. La sera stessa, ritornando a casa, ho riguardato l’elenco per pura curiosità: una traccia sbavata di biro aveva cancellato di malo modo il nome di Commestini fermandosi con un punto esclamativo sull’ultima “g” di Gargoglia e diceva: “TU NO!  TE LO SCORDI NON GE LA FARAI MAI!”
“Non ge la farai mai?” ha ribadito aspra mia nonna “Lo so chi è, è quella là, scrive solo in stampatello e fa pure degli errori!” Non ho commentato per non farla arrabbiare inutilmente, ma la mattina dopo ripassando davanti all’elenco ho visto scritto Maruzzella, poi una riga sopra e di fianco “Baccalà”. Mi sono venuti dei sospetti ma ho preferito non approfondire. Al momento l’elenco degli iscritti alla gita sta diventando un giornale libero, speriamo che la cosa si fermi lì altrimenti potrebbe scatenarsi una guerra e, vi assicuro, se si scatena una guerra in un condominio, viverci diventa veramente difficile.

Per la neutralità dello Stato: note a margine del “Discorso alla Città” dell’arcivescovo di Milano Angelo Scola

Come resistere alla tentazione di non mettere il mio piccolo granellino…sul tradizionale “Discorso alla Città” dell’arcivescovo di Milano Angelo Scola: in sintesi la tesi che il prelato annuncia è quella che lo Stato non dovrebbe essere laico, neutrale in tema religioso perchè, così facendo, diffonderebbe una cultura lontana dalla spiritualità e dal trascendente; dice anche che uno Stato equidistante dalle fedi è legittimo, ma limita la libertà religiosa perchè emargina gli uomini di fede dall’ambito pubblico: infatti se  lo Stato è neutrale  imporrebbe vincoli che aumenterebbero i contrasti a base religiosa.  A me pare che sia esattamente il contrario: è proprio di un vero stato laico procurare che ognuno dei suoi figli possa essere libero di professare la sua fede se ce l’ha o di non professare alcuna fede se non ce l’ha, e far sì, inoltre, che entrambe le categorie possano collaborare e  vivere nel rispetto reciproco aiutandosi gli uni gli altri fraternamente.
Lancia poi il monito ai cristiani di vivere la dimensione pubblica della loro fede. Su questo mi trovo totalmente d’accordo: quale meraviglia se i cristiani manifestassero pubblicamente con  parole ed opere  la loro fede, tutti ne avremmo un beneficio, in primis loro stessi, perchè fare il bene prima di tutto fa bene a chi lo fa; ma, forse, non era proprio quello a cui l’arcivescovo si riferiva, forse  intendeva che i cristiani manifestassero pubblicamente la loro fede nel senso di esprimersi  sui temi etici; vorrei rassicurarlo, se non se ne fosse accorto, che questa seconda parte sia stata ampiamente manifestata in più riprese e mi sembra anche che questo Stato, che a mio parere sta ancora studiando per diventare  “laico”, e proprio per questo secondo lui, non glielo abbia mai impedito. Quindi è esattamente il contrario di quello che afferma. Credo che testimoniare pubblicamente la propria fede significhi poter liberamente dire “io sono credente, cattolico (perchè dire cristiano è impreciso se ci si esprime su temi etici per i quali non tutti i cristiani la pensano allo stesso modo come, per es., sul fine vita, sulla omosessualità, sull’aborto ecc) la penso così e vivo la mia fede così”. Credo che sia quello che da sempre tutta la comunità civile si aspetta, di sentirci tutti uniti, finalmente, per raggiungere il bene comune, che non può essere che il bene di tutti, pur nelle diversità di pensiero. Quello che invece appare, sono l’idiosicrasia e l’intolleranza del cattolicesimo verso il diverso da sé, e la pretesa di avere un maggiore spazio nella “tribuna politica sociale” come se fossero un partito di maggioranza: uno stato laico dovrebbe rappresentare tutti dando a tutti lo stesso spazio. Paradossalmente, le minoranze dovrebbero avere più spazio delle maggioranze le quali, proprio perchè tali, non ne hanno bisogno, avendo già pienamente occupato il loro.  Dunque si potrebbe dire che, se per “manifestare pubblicamente la propria fede” l’arcivescovo auspica di poter continuare, come han sempre giustamente fatto, a pronunciarsi su temi etici, la cosa non solo è auspicabile ma meritoria e serve ad infervorare il dibattito e quindi il dialogo, se invece intende che si imponga di perseguire gli obiettivi dei cattolici perchè solo loro conoscono la vera via, allora non ci si può incontrare se non in un dialogo civile che, temo, difficilmente loro sapranno sostenere. Pisapia, ovviamente interpellato sulla questione, ha risposto che lo Stato deve garantire la libertà di ognuno dei suoi cittadini ad esercitare i propri diritti senza discriminazioni. Come dargli torto?

Bugarach: un rifugio per la fine del mondo

20121202_003806Tantissimi anni fa un designer della Renault lascia Parigi e decide di andare a vivere sulla catena montuosa dei Pirenei, si chiama Jean Pierre Delor; attualmente è il sindaco di un piccolo paese che si chiama Bugarach.
“Mai sentita nominare Bugarach?” chiedo a mia nonna e lei, che è un po’ sorda, mi ridomanda “Buckara? Che meraviglia, forse sono quelli che preferisco; ne ho comprati tre da Mosè Liesenstein negli anni quaranta, si faceva pagare, ma che tappeti, sono persino riuscita a venderli guadagnandoci qualcosa, anzi, quasi il doppio, erano gli anni del boom”.
“No, nonna, intendo un paesino sulle montagne dove si dice che esistano strani passaggi verso un mondo parallelo o verso Atlantide o cose del genere…ne sai qualcosa?”
“Chissà perchè vogliono tutti scappare…la fine del mondo, lo dice la parola, è la fine del mondo, dove scappi? In un altro mondo…non saprei..se il mondo è quello che finora conosciamo per uscirne dovremmo raggiungere spazi inimmaginabili lontani milioni di anni luce da noi, non so se ti rendi conto. No, non conosco sto moscerino di paese, e poi non c’è bisogno di andare fino là, anche noi abbiamo qualcosa del genere; è in Francia o in Spagna?”
“In territorio francese”
“Ovvio, i francesi ti esaltano anche un raggio di polvere…”
“Ma stavolta non sarebbe così, il sindaco e gli abitanti sono anche un po’ scocciati dal gran via vai di gente che dal 2000 calpesta il loro territorio e sembra che non ne abbiano approfittato in senso turistico, dicono solo che lì c’è un aria magnifica e si vedono bene le stelle, ma che è una specie di follia collettiva….”
“Mmmh non me la danno a bere….se un francese non esalta un suo nulla vuol dire che lo vuole nascondere…”
“Cosa vorresti dire?”
“Potrebbe essere anche quella una strategia, no? Se fosse invece che c’è qualcosa di veramente importante, lo verrebbero a dire a noi? Un’orda assatanata di gente che ha paura di morire in preda al panico, dovrebbero mettere le maniglie antipanico al confine del paese e le sradicherebbero, niente li potrebbe fermare”
L’ho salutata un po’ perplessa, come al solito mi confonde. Prima di inforcare la mia bicicletta ed affrontare il freddo siderale del mattino la Marticola mi ha bloccata in extremis
“Le interessa una gita a Bacharach?” e mi  mostra un foglietto scritto a mano, fotocopiato, con disegnate delle stelline e delle comete e il nome Bugarach luminescente?”
“A Bacharach!”
“Ma chi gliela ha proposta?”
“A Milano si stanno organizzando, mia cognata riesce ad andarci, e lo ha chiesto anche a me, se vuole…….”.
Sono allibita. C’è qualcuno che ha ancora dei dubbi sulla sincronicità?

I pregiudizi sono armi letali: il caso di Andrea, suicida a 15 anni, vittima dell’omofobia

Sembra ormai ai più assodato il fatto che i maggiori omofobi nascondano in loro stessi fertili semi di omosessualità che cercano di estirpare come germi putridi attraverso pensieri, parole, opere ed omissioni di tipo omofobico.  Altrimenti, perchè scaldarsi tanto? L’esaltazione di una certa mascolinità nasconde paure profonde che non osiamo confessare nemmeno a noi stessi e dunque, poiché esse impellono in noi con una prorompente forza centrifuga stimolate da fatti della vita quotidiana, ecco che ci irreggimentiamo nell’esercito del buonismo e dell’omologazione. Spesso il tutto rimane arroccato in alcune roccaforti come lo sono certi ambienti “protetti”, aree riservate in cui coloro che han già coscienza di sé si sentono relativamente al sicuro; meno spesso, ma ancora troppo spesso, accadono fatti come questo di cui tutti avrete letto o sentito parlare. Il risultato è lo sconcerto. E’ difficile, ma dobbiamo riuscire a credere al fatto che le paure dentro di noi a volte sono così potenti da indurci a ferire con tale forza da causare la morte di un’altro essere umano. Potrete dire che dipende anche dall’altro, avrebbe dovuto fare o pensare  in modo diverso, così alla fine, con una apparentemente abile manovra, siamo riusciti a  colpevolizzare la vittima. Non è così, un adolescente è comunque fragile, è “un minore”; ma anche un essere che cerca è comunque fragile, in ogni fase della sua vita, perchè per cercare devi deporre le tue difese e diventare inerme, esposto. Il momento più pericoloso nella vita  di molti animali è quello della muta: Andrea era in quella fase, anche se la mimetizzava, ma forse qualcuno, ben più cosciente del terrore delle sue stesse paure indicibili, lo ha riconosciuto e lo ha colpito perchè colpendo Andrea, ha dimenticato se stesso. Cosa ti resta, omofobo dichiarato, se non la vergogna di aver misconosciuto una parte di te? La stessa vergogna che rimane anche a noi, di questo mondo intollerante perchè debole che abbiamo contribuito a costruire. Ad  Andrea rimangano le parole della sua mamma: “Con tutto l’amore che posso, riposa in pace, figlio mio adorato.”

L’Urlo

Domenica mattina verso le otto  avevo appena finito di leggere con piacere e senso di santa tranquillità il libretto di Duccio Demetrio “I Sensi del Silenzio” quando ho sentito un urlo furioso provenire dall’androne delle scale: no, non sono uscita. Sono una vigliacca. L’urlo era talmente carico di rabbia che mi sono immaginata di trovarmi di fronte una donna assatanata con un coltello in mano sporco di sangue. Sì, era l’urlo di una donna.
“Ti ho detto di non muoverti, la vuoi capireeee?” la voce era stridula, niente di raccomandabile, sono quelle voci da cui è meglio discostarsi il prima possibile…ma chi era quella ossessa?
Sì sono una vigliacca, l’ho detto, ma sono anche curiosa, come mia nonna: così ho aperto la porta di casa cercando di non far sentire il giro della chiave; a dire il vero prima avevo cercato di guardare dall’occhio magico, beh, magico…nel senso che sembra di essere in un paesaggio nebbioso guardandoci dentro ma vedevo le piante della dirimpettaia avvolte dalla nebbia.  Irritata da quella visuale e sempre spinta da quell’anelito di conoscenza e di coscienza espressa nella vocina “e se qualcuno avesse bisogno?” ho aperto, anzi spalancato la porta di casa e mi sono spinta sul pianerottolo, pronta ormai ad affrontare qualsiasi cosa.
Niente, solo il silenzio assoluto delle mattine festive. Mi sono fermata, immobile per ascoltare il secondo eventuale urlo e per non fare io stessa rumore; dopo circa un minuto di vana attesa, ho cominciato a sentire un gran freddo e mi sono detta rientra, missione compiuta hai fatto il tuo dovere civico; un’altra voce diceva “ti è andata bene, hai fatto bella figura con te stessa senza far niente, vigliacca bis!”. Ho fatto spallucce, avevo appoggiato la mano sulla maniglia quando un secondo urlo mi ha fatto fare un balzo, il cuore batteva più forte: la stessa voce che ho riconosciuto essere della signora (?) Maruzzella in Commestini sbraitava “O stai fermo lì in piedi o esci …..esci, vattene, vatteneeeeeee!” terribile, non ho fatto in tempo a richiudermi la porta dietro le spalle che è apparso il signor Commestini in pantaloni di pigiama aderenti che finivano al polpaccio, piedi scalzi e bluastri in infradito e maglietta dell’Inter. Mi ha lanciato uno sguardo a metà tra il sorpreso e il rassegnato. Io gli ho rilanciato il mio sguardo e gli ho detto senza pensarci  troppo“Le va un caffè?”. E’ entrato in casa mia senza dire una parola e l’ho visto rilassarsi nel tepore seduto al tavolo di cucina. Sembrava sorridermi perchè tiene sempre la bocca aperta con due file di denti che spuntano come ricami.
Dopo qualche secondo di quegli sguardi è suonato il walkie talkie di mia nonna che senza preamboli mi annuncia “io quella la denuncio!”.