L’Urlo

Domenica mattina verso le otto  avevo appena finito di leggere con piacere e senso di santa tranquillità il libretto di Duccio Demetrio “I Sensi del Silenzio” quando ho sentito un urlo furioso provenire dall’androne delle scale: no, non sono uscita. Sono una vigliacca. L’urlo era talmente carico di rabbia che mi sono immaginata di trovarmi di fronte una donna assatanata con un coltello in mano sporco di sangue. Sì, era l’urlo di una donna.
“Ti ho detto di non muoverti, la vuoi capireeee?” la voce era stridula, niente di raccomandabile, sono quelle voci da cui è meglio discostarsi il prima possibile…ma chi era quella ossessa?
Sì sono una vigliacca, l’ho detto, ma sono anche curiosa, come mia nonna: così ho aperto la porta di casa cercando di non far sentire il giro della chiave; a dire il vero prima avevo cercato di guardare dall’occhio magico, beh, magico…nel senso che sembra di essere in un paesaggio nebbioso guardandoci dentro ma vedevo le piante della dirimpettaia avvolte dalla nebbia.  Irritata da quella visuale e sempre spinta da quell’anelito di conoscenza e di coscienza espressa nella vocina “e se qualcuno avesse bisogno?” ho aperto, anzi spalancato la porta di casa e mi sono spinta sul pianerottolo, pronta ormai ad affrontare qualsiasi cosa.
Niente, solo il silenzio assoluto delle mattine festive. Mi sono fermata, immobile per ascoltare il secondo eventuale urlo e per non fare io stessa rumore; dopo circa un minuto di vana attesa, ho cominciato a sentire un gran freddo e mi sono detta rientra, missione compiuta hai fatto il tuo dovere civico; un’altra voce diceva “ti è andata bene, hai fatto bella figura con te stessa senza far niente, vigliacca bis!”. Ho fatto spallucce, avevo appoggiato la mano sulla maniglia quando un secondo urlo mi ha fatto fare un balzo, il cuore batteva più forte: la stessa voce che ho riconosciuto essere della signora (?) Maruzzella in Commestini sbraitava “O stai fermo lì in piedi o esci …..esci, vattene, vatteneeeeeee!” terribile, non ho fatto in tempo a richiudermi la porta dietro le spalle che è apparso il signor Commestini in pantaloni di pigiama aderenti che finivano al polpaccio, piedi scalzi e bluastri in infradito e maglietta dell’Inter. Mi ha lanciato uno sguardo a metà tra il sorpreso e il rassegnato. Io gli ho rilanciato il mio sguardo e gli ho detto senza pensarci  troppo“Le va un caffè?”. E’ entrato in casa mia senza dire una parola e l’ho visto rilassarsi nel tepore seduto al tavolo di cucina. Sembrava sorridermi perchè tiene sempre la bocca aperta con due file di denti che spuntano come ricami.
Dopo qualche secondo di quegli sguardi è suonato il walkie talkie di mia nonna che senza preamboli mi annuncia “io quella la denuncio!”.

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