I pregiudizi sono armi letali: il caso di Andrea, suicida a 15 anni, vittima dell’omofobia

Sembra ormai ai più assodato il fatto che i maggiori omofobi nascondano in loro stessi fertili semi di omosessualità che cercano di estirpare come germi putridi attraverso pensieri, parole, opere ed omissioni di tipo omofobico.  Altrimenti, perchè scaldarsi tanto? L’esaltazione di una certa mascolinità nasconde paure profonde che non osiamo confessare nemmeno a noi stessi e dunque, poiché esse impellono in noi con una prorompente forza centrifuga stimolate da fatti della vita quotidiana, ecco che ci irreggimentiamo nell’esercito del buonismo e dell’omologazione. Spesso il tutto rimane arroccato in alcune roccaforti come lo sono certi ambienti “protetti”, aree riservate in cui coloro che han già coscienza di sé si sentono relativamente al sicuro; meno spesso, ma ancora troppo spesso, accadono fatti come questo di cui tutti avrete letto o sentito parlare. Il risultato è lo sconcerto. E’ difficile, ma dobbiamo riuscire a credere al fatto che le paure dentro di noi a volte sono così potenti da indurci a ferire con tale forza da causare la morte di un’altro essere umano. Potrete dire che dipende anche dall’altro, avrebbe dovuto fare o pensare  in modo diverso, così alla fine, con una apparentemente abile manovra, siamo riusciti a  colpevolizzare la vittima. Non è così, un adolescente è comunque fragile, è “un minore”; ma anche un essere che cerca è comunque fragile, in ogni fase della sua vita, perchè per cercare devi deporre le tue difese e diventare inerme, esposto. Il momento più pericoloso nella vita  di molti animali è quello della muta: Andrea era in quella fase, anche se la mimetizzava, ma forse qualcuno, ben più cosciente del terrore delle sue stesse paure indicibili, lo ha riconosciuto e lo ha colpito perchè colpendo Andrea, ha dimenticato se stesso. Cosa ti resta, omofobo dichiarato, se non la vergogna di aver misconosciuto una parte di te? La stessa vergogna che rimane anche a noi, di questo mondo intollerante perchè debole che abbiamo contribuito a costruire. Ad  Andrea rimangano le parole della sua mamma: “Con tutto l’amore che posso, riposa in pace, figlio mio adorato.”

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