Una vita, quasi due di Miriam Mafai e La ragazza del secolo scorso di Rossana Rossanda – Recensione doppia

una-vita-quasi-dueCiò che colpisce, leggendo certe biografie, è il senso dell’ineluttabile. Mafai non aveva mai seriamente pensato a se stessa come autrice di una autobiografia, poi ad un certo punto della sua vita se n’è convinta ed ecco quest’opera, “Una vita, quasi due”, necessariamente incompiuta per due ovvi motivi, che un’autobiografia non può che essere, per necessità di cose, incompiuta e perchè non le è bastato il tempo per arrivare a raccontare tutta la sua vita. Peccato, viene da dire, forse più che le sue storie sulla militanza politica dagli anni di formazione, sempre entusiasmanti per l’ardore giovanile, avrei voluto conoscere tutto della donna che ha vissuto due terzi della sua vita a inseguire sogni e che ha anche avuto la fortuna, molti di questi, di vederli materializzati. 11906_a27565Quello che appare tra le righe è il ritratto di una donna forte, forte fino all’ultimo; una donna realista e sognatrice al tempo stesso, soprattutto coraggiosa, sempre. Leggendo Mafai mi è venuto in mente in parallelo, un’altra autobiografia che lessi tempo fa, quella di Rossana Rossanda “La ragazza del secolo scorso”; sono andata a cercare il volume nella mia biblioteca, prezioso dono di persone a me care, l’ho estratto dall’incastro amorevole dei suoi fratelli ed ecco un’altra donna in copertina, non mi sorride come l’altra, ma entrambe, stranamente, sostengono il viso tra le mani, come sepali un bocciolo di fiore…Un fiore che cattura il tuo sguardo, Mafai, un fiore dallo sguardo lontano che basta a se stesso, Rossanda. Basta voltare pagina e una girandola colorata di avvenimenti intensi, la vertigine di una vita totalizzante, pienamente spesa per un ideale ti trascinano nella storia d’Italia e d’Europa del novecento. Quanto le sento lontane dal sentire d’oggi queste donne forti che han saputo essere sempre se stesse in ogni momento, colonne portanti in gruppi maschili di pari, prima del ’68. Di queste due donne, che avanzando solenni e a passo sicuro nel secolo breve che hanno attraversato, non si può certo dire come Edgard Lee Master in George Gray ..”Dare un senso alla vita può condurre alla follia, ma una vita senza senso è la tortura….”

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