Mercury and the Woodman

mercurio e taglialegnaA woodman was felling a tree on the bank of a river, when his axe flew out of his hands and fell into the water. He was lamenting his loss and Mercury appeared asking him the reason for his grief; and on learning what had happened, dived into the river and, bringing up a golden axe, asked him if it was his. The woodman replied that it was not and Mercury dived and, bringing up a silver axe, asked him if that was his. “No” said the woodman; once more Mercury dived and brought up the missing axe. The woodman was very happy an Mercury was so pleased with his honesty that he made him a present of the other two axes. When the woodman told the story to his companions, one of these determined to try his luck for himself. He went to the edge of the river and contrived to let his axe drop into the water. Mercury arrived, dived and brought up a golden axe. “That’s mine” sayd the man but Mercury was so disgusted at his dishonesty that, not only declined to give him the golden axe,  but also refused to recover for him the one he had let fall into stream.
Honesty is the  best policy.

Questa è una vecchia edizione economica del 1933 nella traduzione di Vernon Jones e  illustrata da Arthur Rackham. La tengo sempre sul mio comodino. Il fatto è che  sto studiando la figura di Mercurio, o meglio, la figura di Hermes nella dicitura greca, di cui più avanti vi parlerò: la cosa divertente è che, per puro caso (?), ho trovato il libro delle Aesop’s Fables aperto proprio su questa favola. Non è fantastico? Questo è un indubbio esempio di sincronicità. A proposito, vi invito a scovare nella vostra vita altrettanti esempi, ne è satura la nostra esistenza e spesso non li notiamo. Male.
Vi traduco sommariamente la favola:
un boscaiolo stava abbattendo un albero sulla riva di un fiume quando l’ascia gli scivolò dalle mani e cadde nell’acqua. Si stava lamentando ed ecco Mercurio gliene chiese il motivo e si tuffò nell’acqua ed emerse con un’ascia d’oro. Il boscaiolo negò che fosse sua; Mercurio si rituffò ed emerse con un’ascia d’argento e di nuovo il boscaiolo negò che fosse sua; quando finalmente Mercurio gli portò la sua ascia il biscaiolo fu felice. Per premiare la sua onestà il dio gli fece dono delle altre due asce, quella d’oro e quella d’argento. Il boscaiolo raccontò la storia ai suoi amici e uno di loro decise di fare il furbetto e ripropose la stessa scena; Mercurio gli apparve e si tuffò emergendo con un’ascia d’oro, al che l’uomo disse, mentendo, che era la sua ascia. Mercurio si indispose e non gli riportò nemmeno l’ascia che l’uomo possedeva e che aveva volontariamente gettato nel fiume. Della serie: l’onestà è una garanzia.
E se fosse così anche per noi non sarebbe più bello?
Se pensiamo che Esopo scrisse le sue “favole” nel VI secolo a. C., da una parte potremmo consolarci pensando che allora la gente non fosse migliore di adesso ma, al tempo stesso,  dovremmo rammaricarci pensando che, in tutto questo tempo, non è cambiato proprio niente.

Le tragedie vengono sempre da lontano

lacrima_piantoSi chiama Pasquale Iacovone. Guardo la sua foto sul giornale. Forse è su una spiaggia o ai bordi di una piscina. No, è su una spiaggia, magari di un paese per noi esotico, la riconosco dai suoi occhiali a specchio, sabbia bianca, mare blu, poca gente. Lui ha i capelli biondi bel pettinati corti, dritti sparati sulla testa, un bravo ragazzo in vacanza, un giorno forse neanche tanto lontano. Non so cosa ci sia dietro quegli specchi, non so se lo sguardo è già perso in pensieri che non han niente a che vedere con la situazione; sembra che stia per dire qualcosa. Ma non lo fa. E forse le volte che parla, parla a sproposito, parolacce e minacce. E’ un uomo profondamente frustrato nel suo orgoglio di maschio ferito. Il suo matrimonio è fallito, dopo anni di sofferenze lei chiede la separazione e lui non la tollera. Hanno due figli Andrea e Davide, tredici e nove anni. Avevano. Adesso i due bambini sono morti e solo l’autopsia ne stabilirà le cause. Il padre è in gravi condizioni. La madre dei bambini, sua ex moglie, ha perso tutto. Lasciamo stare il ripetersi di questi episodi di cui questo ha preso la strada peggiore, quando la rabbia non riesce a scaricarsi sul coniuge colpevole di abbandono, in casi estremi, ma non così poco frequenti, si scarica sui figli. Quando l’odio per l’altro diventa autolesionismo e delitto su un innocente, che ha certamente sofferto per entrambi i genitori, allora siamo allo stremo.
Tutti ci chiediamo perchè…il perchè lo vedete ogni giorno attorno a voi. Il fenomeno distruttivo nasce da lontano e ci mette anni a svilupparsi nella sua pienezza. Esattamente come il cancro al polmone: uno dei tumori più lenti a svilupparsi, quando appare non c’è più molto da fare, non si guarisce più. Se siete su una spiaggia, se siete davanti ad una scuola, se siete per strada potete osservare come i germi di questa malattia si esprimano e, se non c’è una figura di accudimento presente e cosciente di quello che sta accadendo, la cosa si ripete costantemente negli anni fino a un punto di non ritorno: quando chi accudisce dimentica il suo ruolo e lascia fare al bambino, ha perso. Ha perso anche quel bambino una occasione per crescere e abbiamo perso tutti noi, ma, soprattutto, le donne che incontrerà nel suo cammino. Il maschio dorato, che le madri mettono sul piedistallo perchè non han risolto la loro frustrazione atavica femminile e il profondo odio che hanno per se stesse e in quanto donne, diventa un dio a cui non si può dire di no. Queste sono le conseguenze della costruzione di un Moloch  dai piedi d’argilla, al di là delle differenze comportamentali di ciascuno, naturalmente. Se la madre non allena alla frustrazione, abdica al suo dovere educativo e consegna alla società dei modelli deboli incapaci di soffrire per i propri sbagli, esseri inetti all’autocorrezione, intolleranti alle frustrazioni generiche della vita, testardamente impegnati a farsi valere, al di là di ogni ragionevolezza, fino all’autodissoluzione. Errare è umano, perseverare è diabolico. Provate a dirlo alla mamma del bimbo capriccioso che rende impossibile la vita a tutti quanti, il piccolo despota del voglio, posso, comando, provate a dirglielo: vi risponderà con malcelato orgoglio che lui è più forte di lei oppure tirerà fuori le unghie affilate negli anni per difendere l’unica cosa che le fa sentire “qualcosa”, il suo povero figlio.

Un Anno Parlato dalla Notte di Peter Handke – Recensione

un anno parlato dalla nottePeter Handke  –  Un Anno Parlato dalla Notte

Che dire, ovvia l’ idea di buttare pezzetti di sogno dalla notte appena trascorsa, l’umanità lo fa da sempre. Fascinosa ed elettrizzante l’ idea realizzata, il vedere questi brandelli di inconscio pubblicati. Per capirci qualcosa dovresti aver analizzato questo scrittore, non credo basti leggerne le opere. Così diventa un esercizio di vanità. Bello, indubbiamente, ma fine a se stesso. E allora a  cosa ci serve, che nutrimento ci può dare? Rarefazioni, attimi, dejavu che passano come meteore nel nostro cielo supremo, quello oscuro e se ne vanno chissà dove. L’impaginazione lascia spazio alla nostra scrittura, alla nostra interpretazione oppure alla nostra reazione emotiva a questi sprazzi di senso celati nel sogno. Quello che è vero è che tutto può diventare poesia, se ce la vedi, come in  ” E cos’ hanno fatto i tuoi genitori durante la guerra? ” – “Non posso raccontarlo, prima devo ubriacarmi ”-. O ancora “ Da quando ti conosco sanguini”, piuttosto che “Non appendere il cappotto nell’abete! Si spezza! ”. Sono poetiche diverse quelle della notte perchè vanno oltre la rarefazione della poesia, in un vortice che poi ci riporta esattamente da dove siamo partiti, ma con quel guizzo in più che solo l’inconscio ci può regalare.
Cosa c’è di più solenne e leggero al tempo stesso di “ Abbiamo bisogno di una trama che porti avanti, di un dramma che lasci intravedere il futuro. Una possibilità sarebbe il valzer”
Che ve ne pare? Non è profetico ed estremamente attuale…perchè non dargli retta?

L’Odio dei Grandi

odiorepresso-300x203Premetto che non ho seguito il processo per la scomparsa di Denise Pipitone, né, di conseguenza, preso una posizione. Quello su cui intendo riflettere è un’emozione: l’odio e un comportamento,  l’assoluta noncuranza dei cosiddetti adulti nei riguardi dei minori.
Quello che è assolutamente certo è che la bambina è stata rapita senza richiesta di riscatto, quindi il movente del rapitore era quello di nuocere direttamente alla madre e al padre di Denise. L’altra possibilità è quella del pedofilo: lasciamo che la  nostra mente scivoli sulla prima ipotesi.
Non mi soffermo sulle parole della difesa della parte lesa alla ricerca di un movente per questo delitto ma su ciò che egli, cercandolo, ha evocato: l’odio nella giovane Jessica tredicenne covato per quattro anni contro la madre di Denise e contro Denise stessa per interposta persona e poi esploso.
Ma era davvero l’odio di Jessica?
Il signor Pulizzi, padre di Jessica, ha una relazione extraconiugale con Piera Di Maggio. Da questa relazione nasce Denise cui il marito di Piera, signor Pipitone, da il cognome.
Jessica viene a sapere casualmente di avere una sorella: sta andando a trovare un’amica ricoverata nello stesso ospedale in cui la signora Di Maggio ha appena partorito; una infermiera le dice qualcosa come “allora, tua madre ha partorito!”; se conosceva Jessica sapeva anche che quella donna in sala parto non era la signora Corona madre di Jessica…
Il giorno del rapimento Denise sta giocando in strada con due cuginetti, a mezzogiorno la loro madre li chiama per il pranzo, Denise rimane sola e indifesa ed è quando viene rapita.
Questi i fatti: non so le motivazioni della sentenza di assoluzione di Jessica. Quello che appare con certezza, invece, al di là della colpevolezza o meno dell’imputata, sono l’evidente strumentalizzazione, da parte dei grandi, di due minori che diventano protagoniste, loro malgrado, di una squallida storia di odio e vendetta. Uomini che non sanno gestire le emozioni di amori finiti, di nuovi amori vissuti nel nascondimento, le loro parti oscure che non potrebbero mai essere rivelate e invece lo sono, eccome, e la loro esposizione a volte è deflagrante.
Donne tradite che non sono in grado di smaltire il loro dolore per il tradimento subito e lo scaricano sui figli che ne diventeranno i paladini, innescando lotte che lasceranno per strada solo dolore.
Donne che non sanno resistere al pettegolezzo, e questo sarebbe il meno,  che sadicamente si divertono ad osservare il volto dei loro interlocutori mentre rivelano loro notizie sconvolgenti (privacy a parte, ma quella da noi è un optional), non importa se dall’altra parte ci sono giovani donne ancora “innamorate” del loro padre.
Persone senza senso sociale: se trovate un bambino solo per strada che fate? Vi girate dall’altra parte? Oppure vi premurate, prima di proseguire, di assicurare ad un adulto di riferimento il minore? Quel bambino è anche nostro figlio, è un figlio della comunità… alla fine è lo stesso discorso, nobilitato, di chi insiste a gettare i suoi avanzi dal finestrino della macchina.
Per questo dico che non è stato l’odio di Jessica il movente, ma l’odio e l’indifferenza dei grandi che si sono nascosti dietro alle loro responsabilità. Ci sono i due estremi dello spettro: l’odio, tracimato dalle parole e dai gesti  e l’indifferenza, una miscela esplosiva ed apparentemente insostenibile, che ha portato una piccola innocente lontano dalla sua mamma e dalla sua comunità e una adolescente, se colpevole, a distruggere la sua esistenza per una faida di coppia e, se innocente, a pagare, comunque,  per tutti.

Che due scatole… cinesi

Magic_Box_wood_brain_teaser_puzzle_Best_selling“Cimiteri è nero” mi ha confidato la nonna. “Ci sta, se non è neri Cimiteri…” le ho risposto sopra pensiero e lei “No è davvero arrabbiato, suo figlio Boldo che vive a Biella era in affitto e quando ha cambiato casa non ha disdetto il contratto perché il padrone di casa doveva fare dei lavori; gli ha detto che avrebbe fatto fare la voltura della luce al nuovo affittuario. E così è stato. Ma le bollette hanno continuato ad arrivare a Boldo, o meglio a casa di Cimiteri dove Boldo ha la residenza. Cimiteri ha verificato se il nuovo affittuario, che è un cinese, avesse fatto la voltura. Risposta: “sì, sì, sì quattlo volte fatta, quattlo volte!”. Nonostante ciò, per un anno le bollette han continuato ad arrivare al vecchio inquilino. Boldo, sempre più scocciato, ogni bolletta la recapitava al cinese e il cinese la pagava, oltre al fatto che era anche andato fisicamente all’ Enel a ribadire il passaggio. Nonostante tutto questo andirivieni, per un anno ancora Enel ha continuato a mandare le bollette a Boldo….che regolarmente le portava al cinese…che diligentemente le pagava. Dopo un anno ancora di questa logorante storia, il cinese ha smesso di pagare: le bollette erano troppo care. Il cinese esasperato ha detto “No pago, tloppo calo, nessuno paga, tu no pagale io non pago! ”: a quel punto Cimiteri, anch’egli esasperato, ma sempre contenuto, si è affidato ad una Associazione di Consumatori che ha spedito una bella lettera accusando l’Enel di non aver provveduto alla voltura richiesta varie volte e ribadendo che Boldo non era più il titolare dell’ utenza. Dopo 20 giorni è arrivata dall’ Enel la lettera di storno a Boldo, la lettera, non lo storno…ma lo storno dovrebbero rimborsarlo al cinese, che è quello che ha sempre pagato le bollette che Boldo regolarmente gli passava. Adesso bisogna che Boldo scriva una lettera per dire che il rimborso deve andare al cinese. La storia prosegue ancora e non si sa come andrà a finire.

Cimiteri ha avvisato i condomini di verificare altri casi del genere, intende andare a fondo a questa storia e ad altre che ogni tanto sente raccontare in giro.

Nonostante il cervellone (?) ministeriale, statale, superfiscale, generale, manageriale, longitudinale, prossimale, distale, universale, generazionale, equinoziale e solstiziale, la nonna gli ha dato una pacca sulla spalla e per consolarlo gli ha sussurrato che, neanche tanto in fondo, siamo ancora il paese delle belle lettere e che con questo sistema potremo andare avanti ancora per anni. Sembra che per queste grandi aziende l’importante sia mangiucchiare un po’ di qui e un po’ di là, così, stante il numero delle utenze, con questo sistema allo sbando puro, magari si salvano ancora per qualche mese dal baratro…