L’Odio dei Grandi

odiorepresso-300x203Premetto che non ho seguito il processo per la scomparsa di Denise Pipitone, né, di conseguenza, preso una posizione. Quello su cui intendo riflettere è un’emozione: l’odio e un comportamento,  l’assoluta noncuranza dei cosiddetti adulti nei riguardi dei minori.
Quello che è assolutamente certo è che la bambina è stata rapita senza richiesta di riscatto, quindi il movente del rapitore era quello di nuocere direttamente alla madre e al padre di Denise. L’altra possibilità è quella del pedofilo: lasciamo che la  nostra mente scivoli sulla prima ipotesi.
Non mi soffermo sulle parole della difesa della parte lesa alla ricerca di un movente per questo delitto ma su ciò che egli, cercandolo, ha evocato: l’odio nella giovane Jessica tredicenne covato per quattro anni contro la madre di Denise e contro Denise stessa per interposta persona e poi esploso.
Ma era davvero l’odio di Jessica?
Il signor Pulizzi, padre di Jessica, ha una relazione extraconiugale con Piera Di Maggio. Da questa relazione nasce Denise cui il marito di Piera, signor Pipitone, da il cognome.
Jessica viene a sapere casualmente di avere una sorella: sta andando a trovare un’amica ricoverata nello stesso ospedale in cui la signora Di Maggio ha appena partorito; una infermiera le dice qualcosa come “allora, tua madre ha partorito!”; se conosceva Jessica sapeva anche che quella donna in sala parto non era la signora Corona madre di Jessica…
Il giorno del rapimento Denise sta giocando in strada con due cuginetti, a mezzogiorno la loro madre li chiama per il pranzo, Denise rimane sola e indifesa ed è quando viene rapita.
Questi i fatti: non so le motivazioni della sentenza di assoluzione di Jessica. Quello che appare con certezza, invece, al di là della colpevolezza o meno dell’imputata, sono l’evidente strumentalizzazione, da parte dei grandi, di due minori che diventano protagoniste, loro malgrado, di una squallida storia di odio e vendetta. Uomini che non sanno gestire le emozioni di amori finiti, di nuovi amori vissuti nel nascondimento, le loro parti oscure che non potrebbero mai essere rivelate e invece lo sono, eccome, e la loro esposizione a volte è deflagrante.
Donne tradite che non sono in grado di smaltire il loro dolore per il tradimento subito e lo scaricano sui figli che ne diventeranno i paladini, innescando lotte che lasceranno per strada solo dolore.
Donne che non sanno resistere al pettegolezzo, e questo sarebbe il meno,  che sadicamente si divertono ad osservare il volto dei loro interlocutori mentre rivelano loro notizie sconvolgenti (privacy a parte, ma quella da noi è un optional), non importa se dall’altra parte ci sono giovani donne ancora “innamorate” del loro padre.
Persone senza senso sociale: se trovate un bambino solo per strada che fate? Vi girate dall’altra parte? Oppure vi premurate, prima di proseguire, di assicurare ad un adulto di riferimento il minore? Quel bambino è anche nostro figlio, è un figlio della comunità… alla fine è lo stesso discorso, nobilitato, di chi insiste a gettare i suoi avanzi dal finestrino della macchina.
Per questo dico che non è stato l’odio di Jessica il movente, ma l’odio e l’indifferenza dei grandi che si sono nascosti dietro alle loro responsabilità. Ci sono i due estremi dello spettro: l’odio, tracimato dalle parole e dai gesti  e l’indifferenza, una miscela esplosiva ed apparentemente insostenibile, che ha portato una piccola innocente lontano dalla sua mamma e dalla sua comunità e una adolescente, se colpevole, a distruggere la sua esistenza per una faida di coppia e, se innocente, a pagare, comunque,  per tutti.

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Una risposta

  1. Chi ha già pagato per tutti è chi manca all’appello. Agli altri resteranno solo le stigmate di una pena non irrogata. E quanto al nostro sistema giudiziario, giustizia è fatta in nome del ragionevole dubbio.

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