Adelphiana 1963-2013

f67b61d5409d2e26a258d5ee67a0e824_w_h_mw650_mhMi rivolgo a coloro, e solo a quelli, che provano emozioni quando tengono un libro tra le mani. A loro dico, so cosa provate, probabilmente abbiamo anche condiviso il novanta percento delle emozioni. Ci dirigiamo automaticamente verso quei luoghi di assembramento libri chiamati librerie, ormai sempre più rare, soprattutto nelle piccole e medie città, sono assembramenti perchè i libri sono come gruppetti di persone che si trovano tra loro, che si fanno e ci fanno compagnia e allegria. Il tuo libro lo scorgi,  individuandolo tra centinaia, per un certo colore, ti avvicini e leggi il nome del suo autore o il titolo, allunghi la mano e lo prendi in mano e il tuo gesto è ambivalente, rapace e rispettoso al tempo stesso.  Occhi e tatto insieme stimolati, attivano l’odorato che si acuisce;  aspiri il profumo di cellulosa come colla afrodisiaca, lo sfogli per assorbirne le suggestioni, poi magari leggi anche qualcosa, ma non sempre è necessario. Se ti capita tra le mani Adelphiana 1963-2013, allora è un trionfo. Cosa sia,  nemmeno Roberto Calasso sa dirlo: ci racconta che per ogni anno vedremo una sequenza di copertine, a volte accompagnate da scritti dell’autore o dei lettori o dei testimoni o dei critici, con altrettante immagini. Gli Adelphi tutti insieme, in una volta sola, copertine scomparse da anni che riaffiorano col loro tratto inconfondibile. Solo le fotografie storiche ci rammentano pensieri malinconici, la data su ogni pagina ci riporta il segno del tempo che noi, volutamente immersi in letture che ci ringiovaniscono, ogni volta ignoriamo. Come lo stesso Calasso scrive “ogni libro vive a sprazzi, non solo sulle pagine, ma nella mente di quelli che lo accolgono. E talvolta si crea uno sciame luminoso che lo accompagna. Si tratta di cogliere alcuni di quegli sprazzi”. Dissento sugli sprazzi, sono semplicemente avvolta in un manto di luce. Tutto qui? Sì tutto qui, qui è il tutto.

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Ma cosa è successo? Riflessioni sul lavorìo di alcuni cervelli…

Punto interrogativoI fatti: la madre della prostituta sedicenne ha semplicemente detto a sua difesa “pensavo che spacciasse cocaina”.
La madre di una bambina che fa sfilate per mini miss ha detto “Non si è giudicati solo per l’ apparenza, conta anche il modo di sfilare”.
Pensierino: cosa sta succedendo nel cervello di queste due madri? O, forse, sarebbe meglio chiederci cosa successe di irreversibile, ahiloro e ahinoi! Queste donne han dato una risposta sobria, naturale, sincera, stupita ad una perplessità/domanda su un  problema che per loro non esiste e che qualcuno, birichino, surrettiziamente, ha posto loro. Esse, di fronte alle perplessità degli altri, ci mettono della buona volontà per capire e temo si sforzino davvero nel farlo. Allo scattare del tempo per la risposta al giornalista di turno, il loro cervello gira come il cerchiolino sul computer quando fai un doppio clic: quando si ferma appare una risposta. È quella e basta. La stessa che ricevetti da una signora che chiedeva insistentemente un appuntamento in un orario improbabile, troppo giovane, le risposi “Ma signora, almeno il tempo di un panino!”,  lei, serafica con gli occhioni sbarrati, mi ha risposto “Ma io non mangio!”.

Differenziata parte seconda: organico o indifferenziato?

NEA_recycling_bins,_Orchard_RoadNon c’è niente che smuova gli italiani, se non tre argomenti: il calcio, l’ex-ex Presidente del Consiglio e la raccolta differenziata. Non permettendomi di parlare del primo, del quale conosco l’esistenza di due porte e che per vincere bisogna fare un gol in più dell’avversario, rifiutandomi di parlare del secondo per una sorta di ecologia della mente, alla memoria del caro maestro Gregory Bateson, tornerò al terzo argomento. Vi dirò cos’è successo al Blumen da quando le signore di casa si sono finalmente decise a leggere il manualetto di diversificazione. Alcune han cercato di parlarne coi mariti, ma inutilmente: spesso essi stessi, non vedendo l’ora di trovare una scusa per uscire di casa, si sono proposti di fare trasferte in auto verso paesi limitrofi de-differenziati, similari ai comuni de-nuclearizzati…mah, Commestini ha fatto velocemente scuola. Quelle sole che si sono messe a studiare il manualetto lo han fatto con una certa dose di irritazione. Questa grave situazione aveva un’origine conflittuale: “Secondo me le bustine del tè vanno aperte, il tè va nell’organico e la bustina nell’indifferenziata” queste parole erano state pronunciate il giorno prima, proprio durante il tè, senza bustine, offerto dalla nonna, tra la sorella della Mongiardini, la Ferranti e la Agata Storti. La sorella della Mongiardini affermava che nella sua città il tè era organico e che da noi non poteva essere indifferenziato. L’altro argomento caldo riguardava i tappi della bottiglie di vino, se bisognasse isolare la parte interna di plastica da quella esterna di metallo. La situazione si è surriscaldata vieppiù quando qualcuna di loro ha detto che il Comune aveva tutto l’interesse a non far fare troppa differenziata perchè doveva far funzionare l’inceneritore del paesello vicino, di cui esso stesso è azionista. Ma questo pensiero era troppo pesante sommato ai precedenti e le commensali si prepararono a godersi i croccanti biscotti krumiri di Casale Monferrato offerti dalla sorella della Mongiardini. Ma, mentre la Storti stava per morderne uno, si è bloccata dicendo “Casale Monferrato quello dell’amianto?”. A quel punto una cappa di silenzio è calata sulle commensali e un senso di desolazione, frustrazione, rabbia, depressione le ha avvolte come nebbia. Quando suonò il campanello e Gargoglia, entrando, annunciò che l’indomani avrebbero fatto la derattizzazione per cercare di liberarci delle pantegane che dalle dieci di sera all’alba girano tranquille per il Blumen, il gruppetto è parso quasi più sereno. In fin dei conti un topaccio è un nemico che vedi e che, volendo, puoi anche affrontare, ma ubbidire a cose che non si riesce a capire né, tantomeno, accettare, è veramente difficile! La ex maestra elementare Esmeralda Sviluppo, che ha il terrore dei cani, era rimasta a bocca aperta con solo mezzo krumiro masticato, la nonna l’ha guardata lievemente disgustata, anche se di stomaco è forte ed ha esclamato “Ma maestra, stia tranquilla, sono solo pantegane, non sono cani!”. Ecco dove sono arrivati gli abitanti del Blumen. Ma ditemi un po’ voi!

(Immagine tratta da Wikipedia.org)

La Commissione per il Voto segreto/palese su B.

mano-alzataA chi serve il voto segreto? Perchè se ne parla? Perchè se ne deve parlare?

A parte il fatto che il Parlamento dovrebbe essere trasparente ecc ecc ma qui vediamo che quando le parole si devono tradurre in fatti la cosa cambia e si rinforza la politica dei corridoi e degli stanzini segreti, ma chi ha bisogno di nascondersi dietro al voto segreto? I PDL lo richiedono, dicono, per fare un favore ai PD che vorrebbero ma non possono aiutare l’uomo, in realtà stanno cercando di aiutare loro stessi ad uscire da un nodo non facile perchè denso di implicazioni anche emotive. Chi può invocare il voto segreto? Ovviamente un fedelissimo del signor B.: perchè non può permettersi di esprimere apertamente il suo dissenso verso qualcuno che sta intralciando, con i suoi problemi personali, lo svolgimento di una regolare attività parlamentare e che magari lo ha anche aiutato ad arrivare dove si trova. Dunque avanti la vera politica italiana, quella dei cortili segreti, dei tè, delle voci sussurrate in corridoio.