Differenziata parte seconda: organico o indifferenziato?

NEA_recycling_bins,_Orchard_RoadNon c’è niente che smuova gli italiani, se non tre argomenti: il calcio, l’ex-ex Presidente del Consiglio e la raccolta differenziata. Non permettendomi di parlare del primo, del quale conosco l’esistenza di due porte e che per vincere bisogna fare un gol in più dell’avversario, rifiutandomi di parlare del secondo per una sorta di ecologia della mente, alla memoria del caro maestro Gregory Bateson, tornerò al terzo argomento. Vi dirò cos’è successo al Blumen da quando le signore di casa si sono finalmente decise a leggere il manualetto di diversificazione. Alcune han cercato di parlarne coi mariti, ma inutilmente: spesso essi stessi, non vedendo l’ora di trovare una scusa per uscire di casa, si sono proposti di fare trasferte in auto verso paesi limitrofi de-differenziati, similari ai comuni de-nuclearizzati…mah, Commestini ha fatto velocemente scuola. Quelle sole che si sono messe a studiare il manualetto lo han fatto con una certa dose di irritazione. Questa grave situazione aveva un’origine conflittuale: “Secondo me le bustine del tè vanno aperte, il tè va nell’organico e la bustina nell’indifferenziata” queste parole erano state pronunciate il giorno prima, proprio durante il tè, senza bustine, offerto dalla nonna, tra la sorella della Mongiardini, la Ferranti e la Agata Storti. La sorella della Mongiardini affermava che nella sua città il tè era organico e che da noi non poteva essere indifferenziato. L’altro argomento caldo riguardava i tappi della bottiglie di vino, se bisognasse isolare la parte interna di plastica da quella esterna di metallo. La situazione si è surriscaldata vieppiù quando qualcuna di loro ha detto che il Comune aveva tutto l’interesse a non far fare troppa differenziata perchè doveva far funzionare l’inceneritore del paesello vicino, di cui esso stesso è azionista. Ma questo pensiero era troppo pesante sommato ai precedenti e le commensali si prepararono a godersi i croccanti biscotti krumiri di Casale Monferrato offerti dalla sorella della Mongiardini. Ma, mentre la Storti stava per morderne uno, si è bloccata dicendo “Casale Monferrato quello dell’amianto?”. A quel punto una cappa di silenzio è calata sulle commensali e un senso di desolazione, frustrazione, rabbia, depressione le ha avvolte come nebbia. Quando suonò il campanello e Gargoglia, entrando, annunciò che l’indomani avrebbero fatto la derattizzazione per cercare di liberarci delle pantegane che dalle dieci di sera all’alba girano tranquille per il Blumen, il gruppetto è parso quasi più sereno. In fin dei conti un topaccio è un nemico che vedi e che, volendo, puoi anche affrontare, ma ubbidire a cose che non si riesce a capire né, tantomeno, accettare, è veramente difficile! La ex maestra elementare Esmeralda Sviluppo, che ha il terrore dei cani, era rimasta a bocca aperta con solo mezzo krumiro masticato, la nonna l’ha guardata lievemente disgustata, anche se di stomaco è forte ed ha esclamato “Ma maestra, stia tranquilla, sono solo pantegane, non sono cani!”. Ecco dove sono arrivati gli abitanti del Blumen. Ma ditemi un po’ voi!

(Immagine tratta da Wikipedia.org)

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