I Ragazzi Burgess di Elisabeth Strout – Recensione

714OukkFq-L._SL1500_Questo è il quarto romanzo di Elisabeth Strout. Un romanzo della serie il passato ritorna sempre, prima o poi, i legami famigliari, apparentemente slacciati, si riannodano quando meno te l’aspetti e nuovi se ne formano insospettabilmente. La storia è quella dei tre fratelli Burgess, il maggiore, Jim e i due minori, i gemelli Bob e Sue, vissuti nella piccola casa gialla sulla collina di Shirley Falls nel Maine. Sue, col figlio Zach, è l’unica rimasta a Shirley Falls; vestale sconfessata del tempo paterno, vive in una casa fredda e modesta; i due maschi vivono a  New York,  Jim, avvocato di successo, marito di Helen, ricca ereditiera e Bob, solitario avvocato nel sociale. La storia si avvia da un evento provocato da un gesto inconsulto di Zach, pretesto per raccontarci trame di assoluta normalità, nelle quali ciascuno di noi potrebbe trovarsi invischiato, se ha un figlio adolescente. Il richiamo disperato di Sue ai fratelli riattiva antichi ricordi lasciati covare sotto le ceneri di incendi mal sedati. La maschera di Jim, è la stessa maschera dei cittadini di Shirley Falls costretti a confrontarsi con una imponente immigrazione di somali. L’angoscia e la colpa di Bob sono le stesse dei cittadini che difendono i diritti di quella nuova popolazione. La solitudine di Sue è anche la solitudine del capo morale della comunità africana, Abdikarim, che cerca la verità, il rispetto e il perdono. Un bel romanzo.

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