“Insegnare a comunicare non migliora la fine della vita”

indexMi sono chiesta, di primo acchito, andando oltre l’affermazione lapidaria del titolo che si presta facilmente all’equivoco, di che comunicazione stessero parlando.
Si parlava della comunicazione sulle cure di fine vita ai pazienti terminali. Lo studio è pubblicato su JAMA  (Jama 2013;310 (21):2271-2281) ed è svolto dai ricercatori della Divisione di malattie respiratorie e terapia intensiva dell’Università di Washington a Seattle. J. Randall Curtis ha citato anche uno studio per borsisti di oncologia medica su come comunicare al meglio le cattive notizie sulla fine della vita e sulle cure palliative ai malati di cancro. Il risultato è stato che addestrare i tirocinanti in medicina interna o in scienze infermieristiche con appositi corsi non migliora la qualità della comunicazione sulle cure di fine vita, almeno secondo il giudizio dei pazienti, ma ne aumenta addirittura la depressione. Jeffrey Chi e Abraham Verghese della Scuola di Medicina dell’Università di Stanford, California, han commentato “la necessità di rivalutare i metodi con cui si insegna la medicina: l’arbitro finale è il paziente, e molto lavoro resta da fare”. Verità sacrosanta. Da questo studio sorge spontanea la riflessione: si tratta di qualcosa che già si sapeva e si voleva qualche prova “scientifica” per avvalorarlo: comunicare o meno quanta morfina ti daranno migliora il tuo fine vita? No.
Essere addestrato a dire che è finita e come li si accompagna farmacologicamente all’exitus NON migliora…cosa?
Mi chiedo e, chiediamoci:  quando sei terminale te ne accorgi? Se sì, quali potrebbero essere le cose di cui vorresti parlare o che vorresti sentirti dire o di cui potresti avere bisogno in quel frangente? Quanto ti resta in termini di giorni o settimane? È questo, veramente, che vorresti sentirti dire?
Forse pensi alla morte, alla tua morte. Mentre stai per avvicinarti al punto più estremo della tua vita, forse vorresti poter parlare della morte, di quella che sta per avvicinartisi, quella a cui stai andando incontro dal momento del tuo concepimento. Forse vorresti dire che hai paura, senza la paura di far soffrire i tuoi cari, sei tu che stai morendo, non loro. Non sarebbe meglio investire maggiormente nella preparazione non solo degli operatori, ma anche dei parenti per aiutarli ad aiutare il loro caro in questo solenne momento?
Ma si sa, siamo davvero nel paese delle meraviglie, togliamo a destra e a manca, questo è vero, anche una bella fetta delle multe per evasione alla lobby delle slot machine & C., in fondo, anche questo è pur sempre un taglio.

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