Via XX Settembre di Simonetta Agnello Hornby – Recensione

via-xx-settembre-simonetta-agnello-horbyVorrei iniziare l’anno con un racconto famigliare nel quale, una volta tanto, non si parli di lacerazioni famigliari, odi e rancori, violenze, miseria e povertà, potrei dire che vorrei esordire con una contenuta e scaramantica bottarella di vita.  In questi tempi in cui si fa a gara a raccontare in televisione o in filmati che passano su “Youtube” la più tenebrosa delle verità, il più lacerante dei misteri, la più squallida delle storie, la più misera e depravata delle miserie, leggere questo memoir allarga la mente come un respiro. Non che nella famiglia della scrittrice non ci siano stati dissesti finanziari o tradimenti o assenze prolungate, ma sempre, sempre, il tutto accadde come da dietro a tende di garza chiara ondeggianti alla brezza di scirocco. Ogni cosa accade, com’è nella naturalità delle cose, ma è nella naturalità delle cose che accade di tutto. In “Via XX Settembre” questo tutto è infarcito di bisbigli sottesi dietro a porte di quercia, in cucine splendenti dei paioli rame, nel tintinnare dei cucchiaini d’argento su tazzine di porcellana finissima per un caffè che si protraeva per ore. L’autrice a tredici anni giunge in una Palermo, la Palermo della fine anni cinquanta, che la affascina e la stordice col suo fascino barocco, la sua decadenza, i suoi profumi ed il senso di libertà rispetto alla più provinciale Agrigento. In tutto il libro aleggia una storia famigliare con i suoi riti, perfezionati negli anni da generazioni di donne, mentre i nuovi eventi, che porteranno la nuova ricchezza del boom economico, accadono insidiando tante certezze che, fino ad allora, parevano inscalfibili. Una storia che, in parte, rieccheggia le atmosfere del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: la Palermo barocca, decadente, fastosa ed opulenta, la Palermo infarcita di effluvi di gelsomini, ma, in questo caso, oltre a quelle atmosfere per sempre perdute, trapela la Palermo inquieta. Insidiata dalla presenza mefitica della mafia che mette le mani sulla politica, percepiamo la Palermo coi suoi politici che dalla mafia si lasciano fecondare. L’autrice crescerà tra due estremi: la quiete di generazioni che di ogni cosa sanno il da farsi e i suoi tempi, con l’attesa delle stagioni, della lievitazione dei dolci, del maturare della bellezza delle fanciulle e della potenza dei giovani maschi e le novità del tutto e subito del nuovo potere ignorante, aggressivo, omicida. Al termine della storia, che si conclude alla vigilia della partenza della futura scrittrice per una lunga vacanza studio in Inghilterra, già si intuisce la presenza del germe benefico che crescerà in lei come sete di giustizia spingendola a diventare avvocato dei minori.

Via XX Settembre di Simonetta Agnello Hornby

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