Pieno di luna: l’incipit

pieno di lunaSiete troppo pigri persino per scaricare l’estratto gratuito di Pieno di luna?

Vi faccio un regalo, allora.

L’incipit del romanzo:

C’è un’ora in cui i fantasmi della notte non ancora defilati perdono potere, ed è proprio questo il momento in cui si genera l’angoscia. Una presenza sempre più evanescente, vuota, luce rada che, trafiggendoli, rende loro trasparenza. Sono i trapassati, i nostri fantasmi notturni che col favore delle tenebre ci vengono a visitare; visitatori inopportuni che si confondono nel giorno, pronti a riprendere forma appena esso si sfuma.

Non più vivi ma non ancora morti. Raramente compaiono all’inizio del riposo, la stanchezza fa da baluardo alla loro leggerezza, il peso del sonno profondo li trattiene pressati come sotto una botola di cemento armato, poi, man mano che il sonno si alleggerisce, prendono forza ed emergono dall’ultra-mondo. Che cosa sia l’ultramondo non ci è dato di saperlo, si sa solo che è il regno in cui le forze ultrasottili dominano incontrastate: si rivela alla coscienza col favore delle tenebre per poi sfuggire come acqua tra le dita all’apertura delle palpebre, allo scroscio dello sciacquone del vicino, a un piccolo rumore secco e improvviso; i trapassati come sirene stazionano in attesa del canto dell’upupa che le ammalia e le inquieta, paralizzati si bloccano interrotti dalla luce che li relega all’invisibilità impotente. Non sono vampiri che suggono sangue dalle carotidi di anemiche fanciulle come api dai fiori, loro vogliono “esserti”, essere-in-te, pervadere la tua mente come la luce pervade loro. Se ti svegli quando la notte s’è dileguata, non ci sono pericoli di sorta, ma se per caso lo fai nel lasso di tempo tra i due stati, allora il pericolo è reale perché diventi trafiggibile ostaggio, potresti entrare nell’altra dimensione, di cui si conoscono solo suoni remoti che attraversano il buio assoluto con stridio di freni: non li avete mai sentiti nel cuore della notte? No? Pensateci bene e fate caso, se mai, la prossima volta.

 

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