L’autunno

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Le voci, che dalla terra si dipartono,
Dallo spirito, che è stato e che ritorna,
Si volgono all’umano, e molto noi impariamo
Dal tempo, che veloce si consuma.

Immagini del passato non abbandona la natura,
Come giorni che sbiancano al picco dell’estate,
Torna a curvare l’autunno verso terra,
E spirito di pioggia si ritrova in cielo.

In breve tempo molto è giunto alla sua fine,
E dall’aratro il contadino scorge
Come lieto l’anno a morire s’avvia: compiuto è,
In queste immagini, dell’uomo il giorno.

La tonda terra, di rocce ornata,
Non è come la nube, che a sera si smarrisce:
Nell’oro di un giorno appare,
E senza lamento è la perfezione.

Friedrich Holderlin

 

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Alla fine del sonno di Willem Frederik Hermans – Recensione

Alla-fine-del-sonno-Hermans-copertina-191x300Anticipo tre cose, la prima è che, se non amate la montagna, probabilmente questo romanzo non fa per voi; secondo, questo non è un libro di montagna; la terza è solo divertente: terminatane la lettura, ho iniziato un altro libro “La presa” di Stephan Enter, che, stranamente, era scritto da un olandese, così come è olandese l’autore di Alla fine del sonno: Lotte, una protagonista della mia seconda lettura, porta con sé nello zaino proprio questo libro e definisce il suo protagonista, Alfred Issendorf ,“un mitomane e un pappamolle”. Non ho terminato “La presa” per cui presumo che Lotte ne abbia fatto una lettura precipitosa o l’abbia interrotta per gli avvenimenti che travolgono lei stessa, sicuro è che dissento totalmente da quel giudizio. Il giovane geologo si e ci trascina in un’impresa estrema ai confini delle possibilità umane. Per portarla a termine ci vuole fortuna e una volontà indefessa, impigliata, calcificata che la sostenga: Alfred deve rendere onore a quel padre che, se non fosse improvvisamente morto appena prima del suo settimo compleanno, gli avrebbe regalato un meteorite che aveva a lungo cercato per lui.
Alfred cresce, alacremente e furbescamente alimentato dalla madre che lo nutre con un mito maschile fallimentare che Alfred dovrà riscattare. Tuo padre non ce l’ha fatta, ce la dovrai fare tu. Inseguendo miti altrui, rinunciando alla propria passione di diventare flautista, studia geologia e dedica la propria esistenza alla ricerca del meteorite che gli darà la gloria. Il meteorite sarà l’obiettivo della spedizione nell’estate senza notte e senza sonno del vero profondo Nord. Lo accompagnano altri tre giovani geologi norvegesi. Al termine della spedizione tutto sarà diverso e chiaro e la vita rivelerà la sua beffa. Altro non posso dirvi.
Hermans fu geografo e scrittore, la sua scrittura pulita e chiara, trascina e trasmette la realtà delle cose così come sono, ma, al tempo stesso ti fa scoprire la complessità nella semplicità, come dall’alto di un idrovolante che sorvola le coste a picco e frastagliate della limpida Norvegia.

Pieno di luna: la recensione di Roberto Baldini

pieno di lunaPieno di luna, il mio ultimo romanzo breve, lentamente raccoglie nuovi lettori. E nuove recensioni.
Ecco qui di seguito quella di Roberto Baldini che ringrazio.
Potete leggerla anche sul suo blog a questo link.

Una storia che vi colpirà.
Un presente come il nostro, un mondo parallelo che sembra il nostro riflesso appannato.
Altiero, docente universitario da tanto, troppo tempo, vive circondato dai suoi ricordi. E anche dai rimorsi, purtroppo. Questi ultimi, mischiati a spezzoni di vita infelici, lo “costringono” a sottoscrivere un abbonamento con la Società Trasparenze.
Cosa fa questa fantomatica società? Semplice: invade la coscienza con ideogrammi che faranno ricordare il passato sepolto tra i lembi della memoria.
Qualcosa però non va per il verso giusto, la classica virgola che, da sola, riuscirà a mutare l’intero contesto.
A un tratto il presente inizia a mescolarsi con il passato, uno scherzo della mente che proprio non era previsto.
Una moglie, una figlia e un nipote: che fare, ora? Affrontare il problema a muso duro o darsi alla fuga? Riuscirà a fuggire al “Pieno di luna?”

Enrica M. Corradini ci disegna una storia semplice e complicata al tempo stesso, un qualcosa che vi entrerà nella mente, lasciandovi mille sensazioni contrastanti.
Un libro breve ma intenso, pagine che scivoleranno sotto il vostro sguardo alla velocità della luce, una storia intrigante che leggerete con piacere.
E, forse, non una volta soltanto…

Non è più come prima di Massimo Recalcati – Recensione

TEM-06-Recalcati-S-800x800Elogio del perdono nella vita a morosa. Si parla del tradimento che irrompe nella coppia e delle sue conseguenze e si parla del perdonare.
Che sia vero che oggi una perdita, di qualsiasi tipo, debba essere immediatamente rimpiazzata, è un dato di realtà e quando una coppia si scioglie, non ci si da il tempo della solitudine, quantomeno per riflettere, su quanto è accaduto. Ma se la fine di un amore è equiparabile ad un lutto, essa necessiterà di una digestione, che di solito non ci si permette, cercando disperatamente il/la sostituto/a che lo rimpiazzi. Passare attraverso il lutto che lascia un tradimento richiede tempo, non parliamone se si decide di perdonare.
Il saggio di Recalcati apre con questa possibilità, non che perdonare sia una novità, lo si pratica da millenni, per amore, per interesse, per pusillanimità, per dipendenza, per debolezza. Egli rende onore al perdono come ad un atto degno di essere qualificato e non più relegato nell’angolo della sopportazione o della bontà del buon cattolico. Perdonare richiede fatica. Perdonare non è un atto di successo, così come non lo è il suo contrario, e, attenzione attenzione, sia il perdonare che il non perdonare hanno la stessa valenza.
Naturalmente vengono alla mente le mille sfaccettature della rabbia, del dolore, della depressione e, non inferiore per densità emotiva, della confusione: ci si lascia? Si sta insieme? Ancora? Come? Come fare senza l’altro/a? Lo stato di confusione che dilaga quando si è preda di forti emozioni impedisce quella vera riflessione, che richiederebbe, invece, l’atto del perdonare ed esso, che, per questo motivo, si trasforma in un percorso ad ostacoli. Aprire la possibilità al perdono come scelta e non come dovere morale, sociale, sanitario, è un’apertura slow nella società del consumo veloce, anche delle relazioni, dove morto un papa se ne fa un altro. Perdonare come possibilità, non come necessità, diventa allora una forma di libertà che non lascia spazio alla debolezza, ma ci da il termometro della nostra forza.

Non è più come prima di Massimo Recalcati (Raffaello Cortina Editore)

 

Finestra Fiesolana

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Qui dove il grillo insidioso buca
i vestiti di seta vegetale
e l’odor della canfora non fuga
le tarme che sfarinano nei libri,
l’uccellino s’arrampica a spirale
su per l’olmo ed il sole tra le frappe
cupo invischia. Altra luce che non colma,
altre vampe, o mie edere scarlatte.

Eugenio Montale