Siamo o non siamo scrittori?

scrivere-e-un-lavoro-duroCari amici, vi lancio uno spunto di riflessione, sempre che vi interessi; la cosa avrebbe anche il suo senso, visto che siamo entrati nell’autunno e la stagione potrebbe essere propizia per riflessioni un po’ più approfondite e non distratte da calure, acqua di mare e refoli alpini.

La domanda che vi pongo e che mi pongo è: noi che non viviamo di scrittura (preciso: viviamo di scrittura e di lettura, ma le stesse attività non ci permettono entrate adeguate per il nostro stile di vita dispendioso, vedi acquisti di libri), quindi, noi che per campare dobbiamo fare altro, ci possiamo considerare scrittori?

La cosa divertente della storia è che io anni fa sono uscita elegantemente dal labirinto equivocante di questa domanda autodefinendomi scrittrice. Su quale base mi definivo tale? Ma semplicemente in quanto essere “scrivente”. Questo bel participio mi da una bella idea classificatoria, così come il bel “vivente” che a volte si mette accanto al nome di un artista. Tutto questo in onore al vocabolario che definisce scrittore “colui che si dedica ad una attività letteraria mosso da un intendimento d’arte”, in esteso anche “persona che scrive dietro ispirazione”. Dunque mi ci sono trovata perfettamente, anche se l’intento d’arte non mi era molto chiaro. Fin lì tutto bene, finchè non ho incontrato una stupenda donnina, almeno così io me la immagino, che di nome fa Dorothea…e già lì avrei dovuto mettermi in allarme, dalla quale non sono riuscita a stare alla larga: miss Dorothea Brande, scrittrice ed editor newyorkese (1893-1948), lei e la sua bella doccia gelata: intanto dice che non si impara a scrivere ma si impara a diventare scrittore e lì, già mi sono riassestata sulla poltona…e prosegue “il momento migliore per scrivere è la mattina presto, quindi alzarsi un’ora prima del solito e scrivere” ma ancora, attenzione attenzione “ se i vostri tentativi di eseguire questo esercizio sfociano sempre nell’insuccesso, rassegnatevi: evidentemente la vostra resistenza è più forte del desiderio di scrivere e prima o poi riuscirete a trovare qualche altro sfogo per la vostra energia”. Grandiosa. Ma anche sentenza inaccettabile, uno schiaffo in faccia! Così mi sono messa la sveglia all’alba di un mattino di novembre e in poco più di un mese ho sfornato “Pieno di luna”. A quel punto mi sono sentita un po’ più scrittrice. Ma è ormai passato qualche anno e la domanda che ancora una volta mi pongo e vi pongo, evidentemente ancora inevasa, è, dopo aver pubblicato altro, siamo o no scrittori? Se non ci dedichiamo con metodo alla scrittura, se non dedichiamo alla nostra musa il sacrificio di noi stessi, anche corporale di stare inchiodati a una sedia scomoda, al freddo ogni giorno, anche nei giorni vuoti, se insomma stiamo ad aspettare l’ispirazione, non lavorando con metodo, alla Camilleri per intenderci, siamo o no scrittori?

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