Recensione di “La gemella H” di Giorgio Falco

gemella h

Se volete fare un salto nel senso delle piccole cose delle nostre piccole esistenze, qui ce n’è per tutti i nostri piccoli gusti. La storia è quella di un altrettanto piccolo nucleo famigliare che emigra in Italia. Non si tratta dei diseredati reietti umiliati sofferenti nel corpo e nella mente cui siamo abituati. I protagonisti sono tedeschi doc, bavaresi, per la precisione, dovrei dire ariani, dato il caso, la loro storia è narrata a partire dagli anni trenta del secolo scorso ad ora. Le tappe della loro migrazione sono Merano, Milano e la riviera adriatica.

La storia è raccontata in prima persona, a tratti da una e a tratti dall’altra delle due gemelle protagoniste, Helga ed Hilda, che seguiamo nell’arco di tutta la loro vita.

Visivamente il romanzo è confezionato come un lavoro, assemblando migliaia di affetti/effetti, odori, sapori, atmosfere, stili di vita tracciati con pennellate di colore deciso, incastonati perfettamente l’uno con l’altro. Si parte dalla piccola Heimat che non può non ricordarci l’opera di Edgar Reitz e la sua atmosfera di operosa vita quotidiana, di cose pulite, di saggezza antica contadina, di crocifissi di montagna con il loro piccolo mazzetto di fiori, di decisioni neanche troppo difficili da prendere quando si deve decidere da che parte stare, soprattutto se al governo del paese c’è un tale di nome Hitler. E poi, con la fine della guerra, la fuga, il nascondimento-ma-non-troppo, la vita di gente che ama il proprio lavoro e che non vuole fare altro che quello e bene; di gente che potrebbe vivere di rendita ma rispolvera l’operosità degli avi per giustificare ciò che possiede e di cui si è appropriata approfittando senza troppi scrupoli della disgrazia capitata ai vicini disgraziati di ebrei.

Giustificare certe scelte con un operoso lavoro forse non basta e qualcosa di quello che hai sottratto prima o poi ti lascerà di nuovo drammaticamente.

La storia delle protagoniste la lascio al lettore, ciò che mi ha più colpito del romanzo è l’originalità della prospettiva da cui parte l’osservazione e la conferma che le colpe dei padri, se non depurate, comunque, prima o poi cadranno sulle teste dei figli.

“La gemella H” di Giorgio Falco

 

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