Sospetti

punto_di_domandaChe volete che vi dica? Avete qualche idea di chi possa aver sparato? O di chi possa aver telefonato?
Sparato, un sospetto a mia nonna sarebbe venuto anche, ma non si spiega dove abbia potuto prendere la pistola la persona sospettata. Tutti han pensato alla Cornelia Maruzzella. La nonna dice che fondamentalmente non è cattiva, solo dittatoriale quindi infantile, potrebbe aver sparato per minacciare l’ormai abbandonato al suo destino marito signor Commestini, avrebbe sparato in aria così, per spaventarlo. Il perché è sussurrato dalla Marticola, lui dovrebbe stare sempre nel letto, se si alza fa disordine, trascina le ciabatte, lascia le cose in giro, va in bagno senza chiedere il permesso e non tira l’acqua, insomma lei non ce la fa più a tenere un minimo di ordine e di igiene, di igggiene!, e così lo vuole a letto contornato al suo capezzale da pappagalli e padelle alla bisogna. Forse si sarà alzato approfittando di un momento di disattenzione di lei, chi lo può sapere. Se fosse lei la colpevole, la vita di Commestini sarebbe decisamente in pericolo, ancora una volta. Occorrerà scoprire se ci sono buchi nelle pareti, occorrerà cercare di far parlare quell’uomo che tutti ormai immaginano a letto con la coperta tirata fino al collo, occhi spalancati, dentiera in caduta libera, mento tremolante. Il foglio in bacheca parla chiaro “Cercasi volontario per investigazione, si richiedono capacità di osservazione, di distrazione e sangue freddo!”

Aneliti di libertà al Blumen

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIn attesa di conoscere l’autore degli spari, compito che ogni abitante del condominio si è dato con senso di volontarietà e fratellanza, il Blumen è stato invaso di volantini innneggianti alla libertà. Foglietti svolazzanti erano sparsi per tutto l’androne e da lì verso la scala esterna e alcuni random anche nelle strade circostanti. L’autore esprimeva la sua indignazione per essere costretto ad uscire di casa alla chetichella guardandosi attorno con circospezione per paura di ricevere una pallottola volante, come spesso si legge nei fatti di cronaca di certe città, per essersi illuso che almeno questo fosse rimasto uno dei pochi condomini della città con un po’ di decoro e che adesso anche il valore degli appartamenti si sarebbe svalutato a causa dell’ultimo fatto di cronaca. Il senso di disagio era espresso dall’autore con chiarezza, ma altrettanta ne traspariva dalle espressioni, dai modi di fare, dall’abbigliamento, in particolare degli elementi di sesso maschile del condominio: le uscite serali settimanali per la carta e le quindicinali per la plastica si sono ridotte decisamente, le poche persone che si azzardavano erano vestite sempre di nero con strane tracce di carboncino sulle guance. Un altro messaggio in bacheca invitava le signore sole a non esitare a chiamare per farsi accompagnare ai bidoni e si raccomandava inoltre che non s’azzardassero ad andarci sole per nessun motivo. Qualcuno aveva apposto in un altro foglio, questa volta di un tenue azzurrino, un invito a non lesinare scelte più azzardate come, per esempio, quella di andare a prendersi un caffè dopo la puntatina ai bidoni. Alla fine si decise che tutti insieme si trovassero nell’androne ad un’ora stabilita e che da lì tutti insieme, uomini davanti e dietro e donne in mezzo, si sarebbero recati ai bidoni e da lì, già abbigliati per uscire, avrebbero fatto una passeggiata in piazza per farsi compagnia.
La nonna ha commentato che in fondo, al Blumen, nonostante girassero armi non denunciate, sicuramente la gente si voleva bene: è il principio della guerra fredda, siamo entrambi armati, io so che tu sai che io so, vediamocela insieme che ci conviene. Il deterrente paura ha concorso ulteriormente a riunire gli abitanti, tutti quanti decisi, comunque, a farla pagare allo sparatore se mai lo avessero individuato. La sera della prima uscita si trovò anche la Marticola nel gruppo, agguerrita più che mai contro colui che aveva combinato quel guaio telefonando alla Polizia. Tutta quella gente aveva sporcato le parti comuni del condominio proprio quando lei aveva terminato il suo lavoro, inoltre nessuno di loro, tranne colui che aveva telefonato, aveva mai sentito sette spari. La cosa, a pensarci, sembrava davvero demenziale, ed era proprio di quello che stavano parlando quando videro Cocoscia Nella, agghindata come per andare ad un cocktail, scendere lentamente le scale dondolando leggermente un sacchetto rosa trasparente di rifiuti…

Nuovi inquietanti scenari al Blumen

Unknown-2Non posso stare tanto tempo senza parlarne, anche se lo vorrei, credetemi, ma gli abitanti del Blumen sono effervescenti e non danno tregua, le loro bollicine esplodono e devo riferire. Ultimo evento. Ritornando a casa vedo la strada davanti al Blumen bloccata da auto della Polizia, una ventina di poliziotti in assetto antisommossa, qualche testina affacciata ai balconi, un poliziotto che le urla “Stia dentro!”. Qualcuno del Blumen ha telefonato dicendo di aver sentito sette spari! Penso, “stavolta ce l’ha fatta” e voi sapete cosa intendo. Mentre cerco di raggiungere il mio appartamento scortata, dalla tromba delle scale si diffondono urla sovrumane, è la voce di un uomo ma non è Gargoglia o Commestini o la Maruzzella dopo che per sbaglio ha assunto testosterone, in quell’accozzaglia di ordini e contrordini riconosco la voce di Ramazzotti. Strano, è appena tornato dal mare, bello fresco ed abbronzato, eppure quella voce è proprio la sua e quello che esce da quella bocca non lo posso riferire. Riesco a capire che ce l’ha con quella che abita due piani sotto a lui, la Ferranti, che continua a lamentarsi del fatto che farebbe rumore…è un fiume in piena quell’essere in cui Ramazzotti si è trasformato, non è più quel ruscelletto di pianura che irriga discreto le risaie. Per almeno dieci minuti qualcuno dei poliziotti cerca di calmarlo, invano. Quello che si sente sono disperate urla con corteo di epiteti. A dire il vero i volti di alcuni degli abitanti non parevano tanto impauriti, come se sapessero che non avrebbe fatto del male a nessuno, c’era per lui una sorta di rispetto, come se fosse stato scelto da un’assemblea democratica per esporre tutta la rabbia che da mesi tutti quanti covavano nei confronti di quella donna intollerante che aveva, evidentemente, superati i limiti. Purtroppo però i limiti, anche se solo verbali li aveva superati un incontenibile Ramazzotti. Ma la prima domanda che ora tutti si fanno è “chi ha sentito quei sette spari?” cioè “chi ha chiamato la polizia?”, e la seconda “perchè ha mentito?”

L’amicizia… al Blumen

teieraDopo gli eventi didattici con tanto di psicodramma, tutto al Blumen si era disposto come al solito, gli scacchi parevano di nuovo in bell’ordine come per ricominciare la partita dopo che il perdente l’aveva disordinata in malo modo. Apparentemente. In realtà Gargoglia non era più lo stesso, l’uomo disponibile, sorridente, propositivo che tutti conoscevano. Cosa si nascondesse dietro a quell’improvviso cambio d’umore non fu subito palese alla piccola comunità che sconcertata si interrogava. Fu la nonna che diede il via alle indagini chiedendo alla maestra, ex, Esmeralda, come fosse andato il minicorso cui lei non aveva partecipato, adducendo la scusa di un lieve malanno, in realtà per puro snobismo. Al dettagliato resoconto della signorina Sviluppo la nonna cominciò a preoccuparsi e chiese la presenza di Gargoglia, che non si presentò. Mai prima d’allora era successa una cosa del genere, che qualcuno del Blumen rifiutasse un tè dalla nonna, eppure quella volta accadde e la nonna decise che era il caso di soprassedere all’affronto. Lo bloccò di ritorno dal garage dove, per un’abitudine antica, andava a giocare all’Enalotto di nascosto dalla moglie, anche perchè lei non lo voleva troppo in casa mentre puliva, anche quella, sì, ed aveva continuato a farlo anche quando lei aveva tolto il disturbo. Nel garage, per anni, Gargoglia aveva compilato sistemi, molte volte con successo, per sé e gli amici. La nonna lo affrontò come al solito molto diplomaticamente e prendendola alla larga
– Che succede signor Gargoglia non la si vede più in giro e il suo sguardo è… arrabbiato… –
– È vero ma non ne vorrei parlare sono troppo amareggiato… è per Commestini… gli ho dato tutto, gli ho persino offerto la mia casa, l’ho spinto a fare il corso della signorina e a un certo punto ho pensato che ce l’avrebbe fatta a mollare quella strega… e invece lui è tornato da lei con la coda tra le gambe non ce la faccio a sopportarlo, sono deluso… non so neanche io cosa mi succede, mi lasci entrare, per favore, vorrei stare solo –
La nonna in effetti si era appoggiata alla porta di Gargoglia impedendogli l’entrata.
– Gargoglia, non sia sciocco, cosa si aspettava, che la lasciasse per stare con lei a mangiare scatolette? –
– Mi cerca solo se ha bisogno –
– E lei poteva rifiutarsi –
– Se era un vero amico, come lo sono stato io, non avrebbe dovuto voltarmi così le spalle! –
– Commestini non è come lei, Gargoglia, si ricordi che da lui può ricevere solo quello che lui le può dare e, conoscendo Commestini, non potrà mai restituirle tutto quello che lei gli ha dato!! Cerchi di non pensarci, per favore! –
A quel punto si è sfilata dalla porta e si è allontanata, c’era altra gente appoggiata alla ringhiera delle scale che però non proferì parola. Tutti si ritirarono nei loro appartamenti.
Gargoglia chiuse la porta alle spalle e all’improvviso vide il suo appartamento come fosse la prima volta e dentro una specie di ombra e nell’ombra il viso bellissimo di sua moglie… che lo guardava male perchè non si era tolto le scarpe fuori casa… una sensazione di profondo disagio e di stupore lo impietrì, poi si riprese ed andò a suonare dalla nonna guardandola muto con gli occhi spalancati. La nonna, imperterrita, gli disse
– Ha capito, adesso, perchè è così tanto arrabbiato? –
lo ha abbracciato e lo ha invitato a prendere il tè con altri due dirimpettai che, nel frattempo, si erano affacciati dalle loro porte incuriositi.

 

Commestini impara a dire “NO”! 5

Peperonata-12-600x568L’ atmosfera rabbiosa dei giorni precedenti si era rarefatta e uno strano effetto-aspettativa aleggiava.
Esmeralda, in piedi con le mani appoggiate al tavolino come a una cattedra, vide Commestini arrivare ciondolando col suo bel sorriso sempre aperto, anche quando non avrebbe avuto niente da sorridere, unirsi agli astanti e a tutta l’assemblea che lo guardava con speranza.
“Ho deciso che me ne vado definitivamente da qui…da lei…speravo che lei cambiasse…quando mi ha chiesto di non sdraiarmi sul divano che lo aveva appena sistemato io avrei dovuto dire No!
Non l’ho fatto e pensando di farle un favore, sono andato a sdraiarmi sul letto, allora lei ha cominciato ad urlare che l’avete sentita tutti, diceva che aveva appena rifatto il letto e fino a sera io non ci potevo andare! Io…non so cosa dire…ma capite anche voi che così non si può andare avanti.
La signorina Esmeralda Sviluppo si sentì di dire queste parole, un filino sottovoce…
”Caro…ehm, signor Commestini, forse dovremo abbassare le nostre aspettative sulla signora, non crede? E voi tutti non lo credete?”
“Come sarebbe a dire?” Gargoglia appariva già su di giri.
“Intendo dire che gli altri non cambiano se non lo vogliono….”
“Intendo anche dire che, proprio per questo, Commestini, come ciascuno di voi…di noi…deve pensare prima di tutto a se stesso!” intervenne la relatrice.
“Ma perchè deve cambiare lui se è lei che sta sbagliando? Lo sa che quella donna deve tutto a lui? Lo sa come ha fatto a farsi sposare?” Gargoglia era infervorato e Commestini abbassava la testa.
“Non credo che sia stato costretto a farlo, vero signor Commestini?”
“No, no, anzi, lei era così gentile, dolce, diversa!”
“Adesso deve chiedersi se vuole davvero sopportare per recuperare qualcosa o se non è più disposto a farlo, come mi è parso di capire…deve anche pensare se ce la farà a stare da solo…”
“A stare solo non se ne parla” stavolta la voce non era più quella dell’amico Gargoglia ma della Cocoscia Nella che si era alzata dallo sgabellino e gli sorrideva.
“Sarebbe meglio se l’occasione che ci porta il signor Commestini fosse utile anche a ciascuno di noi per capire cosa, secondo noi, egli ha sbagliato, per non dover dare tutta la colpa alla signora, anche se ci sembra cosa ardua, in effetti…”
“Secondo me, lui ha sempre sopportato perchè pensava di non farcela senza di lei e lei ne ha approfittato” Cimiteri sembrava pensare ad alta voce
“Perfetto, lui ha subito la moglie mentre si illudeva che lei cambiasse, lei non lo ha fatto e lui ha iniziato piccoli sabotaggi arrivando ad odiarla, semplice no?”. Sviluppo era orgogliosa della sua conclusione, il ricciolo si era definitivamente fermato sull’occhio dondolando a cavaturacciolo.
“Vorrei spezzare una lancia a favore della signora che nel tempo è diventata così aggressiva da rendersi antipatica a tutti. Chi non ci dice che noi avremmo fatto la stessa cosa al suo posto?” Diego, che non aveva mai parlato prima, aveva lanciato una ulteriore sfida
La signora Ferranti difese l’ipotesi di Diego, dicendo che sarebbe stato anche ora che gli uomini facessero qualcosa in casa: da lì nacque una guerriglia che si estinse solamente quando il profumo della peperonata della Maruzzella si espanse nell’aria: Commestini, come spinto da un atavico riflesso condizionato, si alzò dalla sedia e si diresse in silenzio verso casa, seguito dallo sguardo perplesso degli astanti.
“Avete capito adesso come ha fatto quella là a farsi sposare?” fu il pensiero di ciascuno.

 

 

 

 

Commestini impara a dire “NO!” 4

maestraStavolta ci sono ancora tutti eccetto Cocoscia Nella che dice che arriverà più tardi.
“Signori” esordisce la maestra ”come avete ben potuto notare, la situazione è critica ma, devo dire con orgoglio, il vostro comportamento di ieri è stato perfetto, mi complimento con voi… il nemico, e con questo non intendo riferirmi alla signora che tutti sapete, naturalmente, ma alla sua modalità, diciamo persuasiva di relazionarsi con il signore in questione, e con tutti noi alla fin fine, è duro da debellare e richiederà ulteriori sforzi ed energie da parte nostra”.
“Abbiamo tutti avuto modo di notare che la persona con cui abbiamo a che fare e che ringraziamo, poiché, facendoci da modello vivente, ci permette di allenarci, è una persona estremamente aggressiva. Ora dovete sapere che non possiamo criticarla perchè le daremmo lo spunto per esserelo ancora di più, per es, cosa potreste suggerire al signor Commestini e a voi stessi, trovandovi nella medesima situazione?”
“Ti amo come il primo giorno” ecco la vocina di Cocoscia Nella che sta arrivando pian pianino.
“ Dio mio che orrore” la incalza Gargoglia.
“Effettivamente potrebbe sentirsi presa in giro e diventare ancora più aggressiva” corregge il tiro la maestra Sostegno.
“Si potrebbe darle ragione?” azzarda Cimiteri.
“Ma non ci siamo, ma come si fa?” stavolta è Gargoglia che sta arrabbiandosi.
“A dire il vero fuocherello….” sorride la maestra Esmeralda “potrebbe dirle che – forse – ha ragione”.
“Anche a me danno sempre ragione ma…” Cocoscia si fa forza.
“Lasci perdere, non in quel senso, lei magari ce l’ha anche ragione, no? Ma la signora, quella signora, no di certo!” Cammela è sicura, e da quando sostituisce sua cognata Marticola in ferie, è a suo agio nel suo ruolo.
“Dunque signori, stiamo arrivando a capire che si può ammettere il proprio errore dando ragione alla critica che ci arriva”.
“Ma è quella là che sbaglia!” Gargoglia oggi è veemente.
“Ma chi ci nega che la verità non stia in mezzo?” Ramazzotti, che è tornato dal mare solo per occuparsi del giardino del Blumen, si inserisce.
“E dice bene ,signor Ramazzotti” risponde la maestra Esmeralda “può darsi che lei, signor Commestini, sia un marito della vecchia scuola, che non ha mai dato una mano alla moglie in casa…”
“Eh no , se le lezioni si trasformano in un proclama femminista io non ci sto” Gargoglia sta per alzarsi irato.
“Intendo dire, si contenga signor Gargoglia, che bisogna dare all’altro le sue ragioni e continuare a rispondere no alle richieste a cui non vogliamo accondiscendere”.
Silenzio assoluto.
Cammela “Sta dicendo che dobbiamo dire – hai ragione – ma la mia risposta è – no -?”
“E-sat-ta-men-te”.
Un senso di sfiducia, dopo la sorpresa, incombe sull’assemblea.
“Ognuno di voi si alleni a casa e fra tre giorni mi riferisca”.
Gargoglia prende sottobraccio l’amico Commestini che pare intontino e lo invita a farsi un bianchino al bar. Il resto dell’assemblea si sofferma in drappelli a commentare. Cocoscia Nella, sottobraccio a Cammela si allontana ripetendo “ sì…ma no!”

Commestini impara a dire “NO!” 3

paloLa situazione è critica, l’aria pesante, gli sguardi a metà tra il mortificato e l’arrabbiato quando il drappello si riunisce tre giorni dopo l’occhio nero di Commestini.
“Quando una persona ci chiede qualcosa che noi non vogliamo, non possiamo, non dobbiamo fare, noi la dobbiamo rifiutare…..”
“È proprio quello il problema signorina” disse Cimiteri sottolineando, chissà perchè, il “signorina”.
“Silenzio lei, non interrompa se non per commenti costruttivi, questo non costruisce nulla, si sa che sono brava…grazie comunque” mentre un mezzo sorriso si adagia sull’angolo destro della sua bocca sottile.
“È fon-da-men-ta-le che ripetiate la risposta negativa, come se foste aggrappati al palo della luce un giorno di tempesta (?) , il palo è l’obiettivo da raggiungere, dite no e state aggrappati al palo, cioè al vostro obiettivo” silenzio, poi una vocina
“Devo ricordare il palo della luce…” perplessa  “va bene..e poi?”
“Lasci stare poi glielo spiego” dice Cammela sottovoce a Cocoscia Nella.
“Bene, adesso, tutti insieme, dite con me a voce alta e chiara No!, No!, No” e li incita alzando le braccia.
Il piccolo coro, dapprima in sordina, cresce di tono, al terzo no, non riesce a fermarsi e va avanti in un crescendo continuo sovrastante la voce della stessa maestra signorina Sviluppo che, all’improvviso, con voce da soprano grida
“Basta!” e con un ampio gesto del braccio e sfruttando l’effetto sorpresa chiude come un maestro di coro. Silenzio, qualche secondo
“Ma è dicendo no, che, mi scusi, maestra, mi è arrivato un pugno in un occhio….” si azzarda Commestini; qualcuno, tra il pubblico, trattiene un sorrisetto malizioso.
“Capisco, capisco, ma vedrà che ce la faremo, non è vero?” rivolgendosi a tutti.
“Si, ce la faremo” tutti rispondono guardando Commestini con affetto. In quel mentre la signora Maruzzella che, per chi ancora non lo sapesse è la moglie legittima di Commestini, sta scendendo le scale ed è affannata, cammina dondolando verso l’assemblea, si avvicina al marito minacciosa e gli piazza in mano un sacco di immondizia indifferenziata.
“Tiè, la prossima volta non te lo porto, te lo tiro!” guardandolo fisso.
Un senso di orrore coglie l’assemblea di fronte all’emergenza, la maestra Sviluppo si fa avanti e guardando Maruzzella anche lei dritta negli occhi afferma perentoria
“No”
L’assemblea pare confusa il momento è delicato, Commestini ha le labbra viola
“Lei si faccia i fatti suoi, non è con lei che sto parlando!”
“Il palo della luce” ripete Cocoscia.
Commestini appoggia il sacchetto a terra e tutti a voce forte e chiara dichiarano “No, No, No!” Maruzzella, dopo aver dato un calcio al pattume facendolo disperdere nel pavimento dell’androne, se ne ritorna verso il suo appartamento.
La maestra Sostegno non si scompone “Ragazzi sistemate e poi meditate su questa meravigliosa esperienza, riunione domani stessa ora”.

Commestini impara a dire “No!” 2

noQuella domenica pomeriggio alle 16.00 precise il piccolo drappello degli iscritti, una decina, si era disposto in 2 linee ordinate di due sedie ciascuna, all’arrivo della maestra Esmeralda si erano alzati tutti in piedi e lei, con un mezzo sorriso anche quello contenuto ed un gesto della mano li dissuase con un “comodi, comodi”. Un raggio di sole dopo il temporale batteva proprio sul ricciolo che impertinente le cadeva sull’occhio sinistro e che lei con un gesto deciso riportava al suo posto dietro l’orecchio
– Vedo che ci siete tutti, bene, lei Commestini venga qui in prima fila, che ha più bisogno, gli altri van bene così, semmai mi riservo di cambiarvi di posto strada facendo.
Una leggera sensazione di disagio interruppe quell’atmosfera lieta, ma la maestra Esmeralda in quel momento rifulgeva nella sua chioma rossa come un faro nella notte e le sorprese che si aspettavano da lei superavano di gran lunga le perplessità.
– Se siete qui per vivere meglio intanto procuratemi una lavagna, tenere alta la vostra attenzione solo con la mia presenza potrebbe essere difficile, dunque per vivere meglio, oltre alla lavagna, bisogna che capiate come vi muovete, come vi sentite e cosa pensate ecc ecc ecc…
Commestini ormai in prima fila, dunque allontanato da Gargoglia che si era messo in fondo, era piuttosto rilassalo investito della dignità del capoclasse, e alcuni già chiacchieravano, tanto poi Commestini avrebbe loro spiegato tutto.
– Bene fate attenzione prendiamo lui ad esempio (Commestini), deve andare da sua moglie che… se non sbaglio è assente, vero?
Intanto scrutava l’assemblea mentre gli altri si guardavano tra loro dicendo “No, no non c’è”.
– Benissimo, lei deve andare da sua moglie per chiederle, già chiederle, belle abitudini che le ha dato, di poter uscire col suo amico per una serata tra vecchi amici, quelli che rimangono, naturalmente, dei vecchi amici, cosa le succede?
– Ci vado
le risponde Commestini
– Bugiardo!
– Cominci a pensarci davvero e mi dica cosa sente?
– Gli uccellini dopo il temporale.
Le risate dell’assemblea sbloccarono la sensazione di disagio.
– Se penso di dover andare da sua moglie a chiederle di lasciarlo uscire con me io comincio un po’ a sudare e mi sento un po’ nervoso, un po’ tanto.
Interviene Gargoglia dall’ultimo banco.
-Sì sì lui suda.
Aggiunge Commestini.
– Sì,io sudo e tu te la fai sotto.
– Miei cari alunni vedete bene che non è facile, se ci si comporta così, avere successo! Dovete recarvi sereni da lei, pensare a chissà cosa avrà da dirvi, non suderete né attiverete altre risposte fisiche e valuterete cosa vi risponderà. Sono certa che ognuno di voi avrà il suo campo di allenamento.
Cimiteri, appoggiato alla colonna, giocherellava con la sua sciarpa di seta amaranto.
– Sarebbe a dire che che se io penso di fallire fallisco?
– Perfetto, lezione conclusa con successo! Grazie a tutti, ci si ritrova esattamente fra tre giorni.
E se ne andò, lasciando anche loro nasi all’aria, col suo ricciolo balzellante e una scia di Caleche nell’aria.
Tre giorni dopo, all’appuntamento, tutti notarono l’occhio nero di Commestini, tutti gli chiesero cosa fosse successo e a tutti rispose “Gli anticoagulanti!”
Gargoglia ogni volta precisava il nome commerciale del prodotto implicato “E’ il Maruzzellin” . Esmeralda Sviluppo fu mossa a pietà e con voce flautata disse
– Adesso basta, queste cose vanno affrontate una volta per tutte e io vi insegnerò come fare.

 

Commestini impara a dire “No!” 1

keep-calm-and-just-say-noIl tutto è nato quando Commestini ha avuto l’ultima crisi di nervi, era nell’androne, dove ci si riunisce per la frescura naturale dovuta ad una areazione perfetta ed al fatto che siamo ad un livello sotto strada; la di lui consorte dal pianerottolo lo ha chiamato per una incombenza e lui, appoggiando un braccio sulla spalla di Gargoglia, si è messo a urlare “ma perchè non sono mai capace di dirle di no?”
“Perchè ti ha stregato!” gli risponde Gargoglia
“Ma che stregato…dici?”
“Ovvio, se no come si capisce che fai sempre quello che non vuoi fare e che vuole farti fare lei?”
“Con lei non riesco mai a decidere niente, adesso non mi chiede neanche più, fa lei e poi dice che me lo aveva detto, così mi da pure del rimbambito e anche lì io non dico niente”
“Senti, cerca di reagire, poi mi dici come è andata, io intanto vado a chiedere a chi so io”
Non erano neanche passate un paio d’ore che Commestini, sempre più inquieto, percorreva l’androne con le braccia dietro la schiena, che Gargoglia gli proponeva quello che era riuscito a carpire dalla signorina Esmeralda.
“Allora, sta bene attento, sono riuscito a farmi dire solo sta roba, mi ha detto che non mi dice altro perchè vorrebbe fare un corso a pagamento, ma per ora mi ha scucito che devi resistere quando lei ti dice robe tipo “mi aspettavo altro da te” o “se dici così tu mi fai del male” te le devi far scivolare addosso, capisci, non la devi ascoltare, come Ulisse con le sirene!..sì non so chi è e mi fa specie che creda alle sirene, ma tant’è che ha detto così e tu cerca di darle retta”
In effetti l’entusiasmo di Gargoglia lo aveva spinto ben oltre l’obiettivo: paragonare la Cornelia Maruzzella a una sirena era quanto di più inverosimile si potesse immaginare.

Due giorni dopo l’uomo di nuovo vagava in preda a foschi pensieri e allo sguardo interrogativo della Marticola sbottò con un “Ma come faccio? Ero deciso a dirle che doveva andare lei a portare la pattumiera perchè non me la sentivo, ma, quando stavo per dirglielo, lei mi ha portato il gelato, quello che piace a me, sa quello col pistacchio, la mandorla e la cipolla, ma un filino appena…l’ho mangiato e dopo ho fatto quello che voleva lei!”. Esmeralda Sviluppo, l’interpellata, che, nel frattempo, si era fermata alle sue spalle  facendolo sussultare, gli dice “Ma non ci siamo proprio, signor Commestini! Lei non può vendersi per un gelato!” Lui si gira di botto e, come riprendendo una conversazione interrotta, con un fil di voce dice “Ma dovevo mangiarlo, me l’avrebbe tirato addosso, poi era quello che piace a me e lei aveva pensato a me…e…e….come facevo a quel punto a dirle di no?”
“Non voglio più sentire ste giustificazioni signor Commestini! Il signor Gargoglia mi ha parlato tanto affettuosamente di lei, è un uomo veramente preoccupato per lei e noi non possiamo deluderlo, vero?”
“Ma certo signorina Esmeralda, mi scusi signora maestra Esmeralda Sviluppo io..non volevo…”
“Tipico comportamento passivo” gli risponde lei guardando la Marticola che scuote la testa.
“Ho deciso, su sollecitazione di molti, che, dalla prossima settimana terrò lezioni di as-ser-ti-vi-tà! Credo che lei dovrebbe essere il primo della lista degli iscritti” poi, rivolgendosi alla Marticola come se fosse la sua segretaria “Apporrete un foglio in bacheca con l’elenco degli iscritti predisposto per il nome in stampatello, il numero di telefono e la firma, grazie” poi girò sui tacchi a cubo e si diresse verso il giardino col naso all’insù.
Mentre la Marticola, appoggiata allo spazzolone, annuiva a metà tra lo stupito e l’efficiente, Commestini restò a guardarla mentre si allontanava volgendogli le spalle e per un attimo, ma solo un attimo, gli ricordò la sua adorata Maruzzella.

 

Ancora sto ascensore!

Stasera Gargoglia è rimasto bloccato nell’ascensore del Blumen dove abita; non era stato segnalato il guasto; solo un cartello indicava ”vernice fresca” sulla porta di ferro; dopo pochi secondi di salita si è visto intrappolato in pochi metri cubi d’aria. Ha premuto il tasto della suoneria che però non suonava, lo ha premuto più volte, niente; allora ha pensato “adesso telefono a casa così qualcuno da fuori mi verrà ad aprire” ma il cellulare vecchio modello non aveva campo e dopo pochi secondi si interrompeva la chiamata. Ha cercato di aprire le porte interne, come una molla rientravano in posizione e faceva fatica e poi a cosa serviva, la prima porta, quella esterna appena verniciata, emanava un odore intensissimo di vernice; ha cominciato a pensare di sentirsi in trappola, ma solo per un attimo, poi è stato ad ascoltare se qualcuno passasse da quelle parti; per parecchio tempo non è passato nessuno, ha cominciato a pensare che si sarebbe intossicato i polmoni, quell’odore di vernice gli impregnava le radici. Poi ecco, delle voci, allora ha aperto la porta interna che cedeva con fatica alla sua spinta, ha detto a voce appena un po’ più alta del suo tono normale, non volendo dare l’idea di trovarsi in una situazione troppo grave, com’era in effetti – ehi, c’è qualcuno? Sono intrappolato nell’ascensore, cercate le chiavi per aprirlo! – dall’altra parte voci indistinte gli risposero sollecite, – andiamo subito a cercare la chiave – e si sono allontanati, stranamenti tutti insieme a cercare la chiave, ma dove potevano averla messa, anzi messe? Quante chiavi erano sparse per il Blumen per aprire ascensori bloccati?
L’ambiente cominciava ad essere caldo e la certezza di respirare veleno cominciava ad annebbiargli la mente, che venissero presto a liberarlo! Dopo almeno dieci minuti in cui seppe aspettare tranquillo cercando di controllare un vortice di pensieri di angoscia, arrivò un altro drappello di persone che gli dissero che avrebbero telefonato a quelli della manutenzione dell’ascensore, poi di nuovo il silenzio, ma quante telefonate dovevano aver fatto se tutti scomparivano? Gli venne in mente un documentario sul mare, quei banchi di milioni di pesciolini e all’improvviso deviano il loro tragitto tutti insieme? Quell’odore gli raschiava la gola. Quando tornarono gli dissero che dopo le 20.00 di sera bisognava chiamare i vigili del fuoco, quelli della manutenzione non si sarebbero certo mossi. “E che lo facciano, accidenti, accidentaccio, maledizione, non ce la faccio più a respirare, che cosa aspettano!!!!!!”. Il branco, oltre che muoversi, pensava compatto e stette un po’ davanti all’ascensore sbarrato a parlottare. Dopo altri dieci minuti ne uscì una voce che gli disse “adesso la tiriamo fuori, cominci a stare tranquillo, si sentirà muovere l’ascensore” e così fu, per pochi minuti l’ascensore si mosse e quando si fermò, finalmente, provò ad aprire la porta interna spingendola a fatica: non c’era più la porta esterna sbarrata e verniciata di un marroncino da gastroenterite, adesso c’era un muro di mattoni rossi. Gridò “aiuto, aiutoo! Sono in trappola, vi prego, tiratemi fuori di qui”, ma dall’altra parte nessun rumore, il branco era dislocato ai piani. La sua faccia era terrea, lo specchio la illuminò mentre si fissava gli occhi spalancati, respirava con la bocca semiaperta finchè la luce non si spense. Cominciò a sudare e a strapparsi di dosso la sciarpa che gli avvolgeva ancora il collo, poi slacciò il collo della camicia, poi si lasciò scivolare con la schiena alla parete e stette così seduto a terra chissà, forse per altri trenta? Quarantaminuti? Silenzio, a tratti qualche voce quasi sommessa gli giungeva. Si sentiva come quando è completamente buio e anche se non chiudi gli occhi è come se li avessi chiusi e allora invece degli occhi ti viene da aprire la bocca, come se dovessi vedere per poter respirare.
Lo trovarono esanime, solo un flebile respiro dalle narici che si dilatavano, senza ritmo – fate largo, fate piano, tiratelo fuori – ma lui non capiva tutto quel vociare insistente che gli giungeva da lontano. Era notte fonda ormai e si stava lasciando trasportare da sogni di giorni di sole. Lo avevano trascinato per i piedi e sdraiato a terra sul pianerottolo lucidato a cera dalla Tartolone, che di nascosto dalla Marticola, ogni tanto esce dal suo appartamento e va a pulire tutto il suo corridoio. Così spatasciato sembrava un grande insetto opaco in mezzo al marmo lucido splendente. Attorno a lui il branco di curiosi ex banco di acciughe, l’uomo maschera, cioè il signor Cimiteri dall’espressione immobile, la donna del tenente francese in camicia da notte con una scarpa rossa e una verde ossia la dottoressa Mongiardini, Commestini, ovvero l’uomo dal grande sorriso, in quel momento spento perchè lui a Gargoglia voleva bene, un piccolo spaccato di umanità accorsa per assistere ad uno spettacolo cui raramente era dato di partecipare in prima persona. Qualcuno gli gettò in faccia dell’acqua fredda, qualcun altro cercò di sciogliere il nodo della sciarpa che lo strangolava, qualcun altro si avvicinò con un bicchierino di grappa – come sta signor Gargoglia? Va meglio? Ha visto che ce l’abbiamo fatta? – ma la piccola folla, più che incuriosita, cominciò a guardarlo con sospetto quando si accorse che il suo viso stava cambiando colore: da grigio cera era diventato giallino canarino e poi s’è scurito virando verso l’arancio e poi un ocra denso per spostarsi decisamente verso un colore abbronzato. Sì, abbronzato. Qualcuno lo disse anche, che Gargoglia era abbronzato e qualcuno ci rise sopra, ma tutti cominciarono a preoccuparsi quando si accorsero che, oltre che scurirsi, stava cambiando i connotati: da caucasico a….non si capiva bene cosa fosse uscito da quel malefico ascensore. Assistettero inermi alla metaforfosi inquietante cominciando ad avvertire un sottile timore: ma chi avrebbe mai potuto immaginare che nell’ultimo terzo della vita, quando uno non deve far altro che godersi la pensione e stare in salute, potrebbe capitargli una cosa del genere, e, per di più, in una città a forte connotazione tradizionale, diciamo così, e, ancora peggio, in un condominio il cui amministratore ogni anno faceva lavare le fosse settiche con l’acqua benedetta del padre Po, il grande fiume patria di tutti loro! Ma non più del signor Gargoglia, ormai, ahinoi! E come avrebbero potuto fare adesso, quale sarebbe stato il comportamento più congruo da tenere con un alieno di quel genere? Perchè era ovvio che non potevano più considerarlo uno di loro. Qualcuno pensò di indire subito una assemblea straordinaria per decidere cosa farsene di quel mostro il cui colore stonava col bejge dichiarato ed orgogliosamente esposto di tutto il condominio; pensarono persino che in realtà si fosse sempre travestito da uno di loro e la stanchezza, la paura, il caldo e l’avvelenamento da vernice ne avessero scoperchiato il segreto, rendendolo palese a tutti. Improvvisamente tutti gli atti di gentilezza che egli, nel corso di lunghi anni di convivenza condominiale, aveva elargito ai suoi vicini di casa, furono considerati tentativi di manipolazione, persino i soldi che aveva prestato al signor Commestini di nascosto dalla di lui moglie, andavano interpretati come un tentativo di corruzione bell’e buono, così come anche i pomeriggi trascorsi al capezzale della Cocoscia Nella, furono visti come evidenti modi, da parte del tentacolare essere, di ingraziarsi la vecchia, stordirla con tutte quelle parole fumose e magari di farle firmare qualche carta, alla faccia dei di lei legittimi eredi; la Maruzzella, donna di radici celtiche fortemente ostentate e ribadite a causa delle perplessità degli altri che la vedevano, chissà perchè, guardandolo con attenzione, dichiarò senza alcuna esitazione:
– è un malgascio! Non c’è ombra di dubbio!-  e gli altri, in coro, senza capire esattamente cosa volesse dire quella parola, ma intuendone il pericolo
– e adesso? –
– adesso aspettiamo che si riprenda, non siamo mica animali noi, e poi, fuori! –