Pieno di luna: la recensione di Roberto Baldini

pieno di lunaPieno di luna, il mio ultimo romanzo breve, lentamente raccoglie nuovi lettori. E nuove recensioni.
Ecco qui di seguito quella di Roberto Baldini che ringrazio.
Potete leggerla anche sul suo blog a questo link.

Una storia che vi colpirà.
Un presente come il nostro, un mondo parallelo che sembra il nostro riflesso appannato.
Altiero, docente universitario da tanto, troppo tempo, vive circondato dai suoi ricordi. E anche dai rimorsi, purtroppo. Questi ultimi, mischiati a spezzoni di vita infelici, lo “costringono” a sottoscrivere un abbonamento con la Società Trasparenze.
Cosa fa questa fantomatica società? Semplice: invade la coscienza con ideogrammi che faranno ricordare il passato sepolto tra i lembi della memoria.
Qualcosa però non va per il verso giusto, la classica virgola che, da sola, riuscirà a mutare l’intero contesto.
A un tratto il presente inizia a mescolarsi con il passato, uno scherzo della mente che proprio non era previsto.
Una moglie, una figlia e un nipote: che fare, ora? Affrontare il problema a muso duro o darsi alla fuga? Riuscirà a fuggire al “Pieno di luna?”

Enrica M. Corradini ci disegna una storia semplice e complicata al tempo stesso, un qualcosa che vi entrerà nella mente, lasciandovi mille sensazioni contrastanti.
Un libro breve ma intenso, pagine che scivoleranno sotto il vostro sguardo alla velocità della luce, una storia intrigante che leggerete con piacere.
E, forse, non una volta soltanto…

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Pieno di luna: la recensione di Sololibri.net

pieno di lunaComincio a montarmi la testa!
Ancora una recensione a Pieno di Luna, stavolta pubblicata sul sito Sololibri.net e firmata da Martina Stanziani.
Qui il link all’articolo originale.

Leggendo questo racconto, mi sono trovata a provare una strana angoscia che mi ha portato a leggerlo ben 2 volte e chissà quante altre ancora in un prossimo futuro.

Un’atmosfera surreale ma attuale permea queste pagine. Un uomo, Altiero, realizza di avere commesso degli errori come padre, come marito e come nonno. Si rende conto che la sua vita è vuota, malgrado i rari sprazzi di felicità vissuti con il contagocce grazie a persone che vivono attorno a lui. Così decide di rivolgersi alla Società Trasparenze e fare un abbonamento per la mente con ideogrammi per la meditazione. Il presente si confonde e mescola con il passato, con i ricordi e con ciò che poteva accadere, come se la vita presente fosse attaccata a una corda e il destino stesse giocando al tiro alla fune. Presente-passato-futuro-presente-passato-futuro. Polaroid perfette di una vita come tante, di un uomo come tanti, complicato, con i suoi rimpianti, rimorsi e errori.

L’apostrofo più bello di questo racconto è, a parer mio, la figura di Rosetta, che con la sua concretezza, schiettezza, semplicità àncora Altiero e il lettore alla realtà in modo impeccabile.

“Un intenso aroma amarognolo di miscela araba si diffuse nella casa, Rosetta era già in cucina alle prese coi fornelli. Ogni mattina da più di vent’anni entrava con la spesa del giorno, si cambiava nella lavanderia-guardaroba adiacente la cucina, riponeva la spesa e preparava la colazione: i suoi gesti erano antichi e colmi di significati, conosceva ogni angolo della casa…”

Pieno di luna: la recensione di Federica D’Ascani

pieno di luna Pieno di luna continua ad avere riscontri positivi.
Questa è la lusinghiera recensione di Federica D’Ascani, di cui potete leggere l’articolo originale a questo link.

Altiero è un professore universitario stimato dagli studenti, dalla comunità che sovente lo onora di qualche insigne carica per vari meriti, adorato dai colleghi e dalle sue vicine di casa e amiche d’infanzia. Altiero è un uomo, prima di essere un professore, e a suo tempo è stato marito, padre e nonno. Il problema fondamentale è, forse, rammentare il tempo in cui la sua vita conobbe il suo vero senso di appartenenza, il reale significato della presenza nel mondo. Che sia, questo senso, proprio della prima, della seconda o della terza dimensione. Che padre è stato? E che marito? Possibile che per anni non abbia mai avvertito la necessità di indagare, di capire, di comprendere le necessità che la famiglia da lui formata gli richiedeva quale tributo d’amore? Amore… Forse è quella scintilla che inizia a ricordare, nel cuore prima ancora che nella mente, tramite l’ideogramma “Luna d’autunno” concessa dalla Società Trasparenze. Ideogramma così valido e rilassante, dato quello che l’ha pagato, da fargli dimenticare l’ansietà del passato pur riportandolo in auge nel presente. Ideogramma pur sempre ideato dall’uomo e per questo soggetto ad avaria, proprio come la mente di Altiero, ormai lla prossima deriva.

 

Inizialmente titubante, ho tentennato nella lettura di questo racconto lungo di un’autrice che, per giunta, non conoscevo, Enrica M. Corradini. Non amo la fantascienza e molto raramente mi propongo di leggerne, per la poca attrattiva che ne consegue e che mi spinge, sovente, all’abbandono. Beh, devo dire che con Pieno di Luna ho iniziato, continuato e terminato la lettura in un continuo spasmo di sorpresa e riflessione. Del tutto spiazzata, sono giunta al termine del racconto con la bocca spalancata, febbrilmente alla ricerca di segnali, in internet, che portassero alle stesse conclusioni da me raggiunte. Per soddisfazione di aver compreso, per resa di giustizia a un racconto davvero complesso e ben scritto, per assonanza e affinità mentale tra scrittore e lettore. Ebbene, come sovente capita, l’autrice, purtroppo, non è abbastanza conosciuta da raggiungere un pubblico in grado di apprezzarla nella maniera in cui dovrebbe. Molti pochi i commenti racimolati, devo dire comunque positivi, ma fin troppo esigui e non esaustivi come avrei voluto. Per la prima volta, da quando leggo esordienti ed emergenti, ho provato l’impulso di voler conoscere l’autore del libro in modo tale da poter conferire con lui circa il significato di determinati passi. Seppur inizialmente Pieno di Luna si delinei quale opera di fantascienza, infatti, ben presto diventa un racconto intimistico, atto a indagare nei meandri della mente umana, della memoria perduta, dei giochi che la coscienza compie pur di preservare un minimo di sanità psicologica al fine di non soccombere al dolore e alla tristezza. La Corradini testimonia quanto possa diventare intenso e forte il senso di solitudine dovuto alla morte dei propri cari, specialmente se colmi di rimorsi per occasioni perdute, affetti non donati e non palesati, tempo perduto alla ricerca di sé a discapito della dimostrazione di sentimenti condivisi ma dimenticati. La famiglia rappresenta, come nella realtà del lettore, una piccola società concentrata tra poche persone e in uno spazio ristretto come una casa, forse per questo anche più difficile da amministrare e tenere da conto. Sovente i vari membri della piccola comunità che ognuno di noi ha, per scelta o appartenenza diretta, si allontanano ed estraniano alla ricerca del proprio spazio, per lasciar respirare il proprio ego e non soffocare sotto parole d’amore o gesti che alla lunga divengono anche fastidiosi. Il problema dell’indipendenza è il senso di vuoto e di colpa che si viene a creare quando proprio quei familiari lasciano il mondo terreno senza preavviso, oppure in maniera tale da non consentire un’adeguata resa dei conti, un momento in più per poter dire il “ti voglio bene” perduto nei meandri del proprio ego. Ed è qui che, credo, venga a collocarsi la storia di Altiero. Strutturato come una sorta di 1984 di Orwell, Pieno di Luna è ciò che non desidera apparire. Se superficialmente è un racconto di fantascienza, con tre dimensioni, rapporti familiari vissuti e difficili, tendente a dimostrare quanto la vita di un anziano solo sia difficoltosa, perché accerchiato da ricordi non sempre positivi, Pieno di Luna racconta anche altro. Mi sono trovata a chiedermi, durante la lettura, se la realtà descritta fosse come appariva o se si trattasse di una sorta di “The Others” dove i morti non sono morti e i vivi non sono i vivi. Se la realtà per come la conosciamo non fosse vera, ma un ideogramma, come la Luna d’inverno di Altiero, atta a far vivere all’uomo un’esistenza differente da quella vera? E se invece la seconda o terza dimensione descritte dalla Corradini non fossero meri particolari di un racconto di fantascienza, ma l’idealizzazione della coscienza e della veglia? Oppure, ancora, si trattassero della sanità mentale contrapposta a una malattia atta a modificare le linee guida di un mondo che conosciamo solo per abitudine e non per esperienza pura, perché privi degli strumenti adatti a discernerne le potenzialità volute dalla natura? La Corradini ha creato, nel suo Pieno di Luna, un universo talmente fitto e intricato, mediante una storia che desidera essere più semplice di quella che è, che il termine della lettura segna l’inizio di interrogativi millenari, ostici, scomodi ma avvincenti e superlativi. Pieno di Luna non è un’opera semplice, ma rientra decisamente nella sfera di quei piccoli capolavori che ci si chiede come nascano e come si sviluppino. Desiderosi di leggere qualcosa di davvero innovativo e dannatamente interessante? La Corradini e il suo Pieno di Luna fa per voi!

 

Pieno di luna: la recensione di Angelo Ricci

pieno di lunaRingrazio Angelo Ricci per la sua bella recensione che potete leggere anche nel suo blog.

Un inquietante e al contempo delicato paesaggio dell’anima, luogo di trasfigurazioni di destini che si fondono in un continuum spaziotemporale che bene amalgama futuri che sono debitori di una certa fantascienza che, per dirla alla Ballard, è consapevole che i veri alieni siamo noi e panorami che sono quelli della consuetudine del dolore, degli affanni, contigui a una narrazione dall’impostazione propria del romanzo classico. Ma lentamente tutto muta, si trasforma, appalesando elementi celati tra le righe.
Una trama che sussurra e fa trasparire mutamenti epocali, prodromici di altre e ben più definitive mutazioni capaci di colpire la vita (la fine delle farfalle, delle api), attraverso sottili e tuttavia forti pennellate che danno il senso della totalità a questo prezioso affresco in cui la vita stessa e la morte si rincorrono come nella stazione sospesa sul pianeta senziente Solaris immaginato da Stanislaw Lem, non rinunciando comunque alla ostensione di tracce di una quotidianità forse passata (le case, i corridoi, i libri) che rimandano a corrispondenze di sensi e sentimenti che ricordano il Caro Michele di Natalia Ginzburg. E mentre cerchiamo di radunare le sensazioni che questa lettura ci regala veniamo ancora una volta affascinati dalla presenza di simulacri o sostanze forse lenitive di un presente troppo atroce o fantasmi allucinatori che ricordano certe narrazioni phildickiane o certe palazzine vittoriane immerse in metropoli alla Blade Runner. Un denso procedere di sentimenti, di visioni, di contaminazioni, di illusioni forse indotte da altre mutazioni dei tempi e la capacità dell’Autrice di fondere classico e moderno ci ricordano la levità piena di forza di certi dialoghi fatti di sguardi alla Murakami Haruki.
Un libro.

Pieno di luna: l’incipit

pieno di lunaSiete troppo pigri persino per scaricare l’estratto gratuito di Pieno di luna?

Vi faccio un regalo, allora.

L’incipit del romanzo:

C’è un’ora in cui i fantasmi della notte non ancora defilati perdono potere, ed è proprio questo il momento in cui si genera l’angoscia. Una presenza sempre più evanescente, vuota, luce rada che, trafiggendoli, rende loro trasparenza. Sono i trapassati, i nostri fantasmi notturni che col favore delle tenebre ci vengono a visitare; visitatori inopportuni che si confondono nel giorno, pronti a riprendere forma appena esso si sfuma.

Non più vivi ma non ancora morti. Raramente compaiono all’inizio del riposo, la stanchezza fa da baluardo alla loro leggerezza, il peso del sonno profondo li trattiene pressati come sotto una botola di cemento armato, poi, man mano che il sonno si alleggerisce, prendono forza ed emergono dall’ultra-mondo. Che cosa sia l’ultramondo non ci è dato di saperlo, si sa solo che è il regno in cui le forze ultrasottili dominano incontrastate: si rivela alla coscienza col favore delle tenebre per poi sfuggire come acqua tra le dita all’apertura delle palpebre, allo scroscio dello sciacquone del vicino, a un piccolo rumore secco e improvviso; i trapassati come sirene stazionano in attesa del canto dell’upupa che le ammalia e le inquieta, paralizzati si bloccano interrotti dalla luce che li relega all’invisibilità impotente. Non sono vampiri che suggono sangue dalle carotidi di anemiche fanciulle come api dai fiori, loro vogliono “esserti”, essere-in-te, pervadere la tua mente come la luce pervade loro. Se ti svegli quando la notte s’è dileguata, non ci sono pericoli di sorta, ma se per caso lo fai nel lasso di tempo tra i due stati, allora il pericolo è reale perché diventi trafiggibile ostaggio, potresti entrare nell’altra dimensione, di cui si conoscono solo suoni remoti che attraversano il buio assoluto con stridio di freni: non li avete mai sentiti nel cuore della notte? No? Pensateci bene e fate caso, se mai, la prossima volta.

 

Pieno di luna: il mio nuovo libro

pieno di lunaE dopo avervi incuriosito a sufficienza…
Ecco Pieno di luna, il mio nuovo libro che potete trovare nei migliori store on line tra cui:

Ultimabooks

Amazon

Kobo Books 

La Feltrinelli

Dopo gli ultimi post un’idea di cosa tratta ve la dovreste essere fatta, ma vi lascio anche la quarta di copertina. E ora non vi resta che leggerlo!

In un presente molto simile al nostro, in cui le tecnologie intelligenti ti seguono e perseguono ovunque, Altiero, un anziano docente universitario, per trovare pace ai propri ricordi e rimorsi decide di sottoscrivere un abbonamento di prova con la Società Trasparenze che invia sulle autostrade della coscienza ideogrammi di meditazione.
Ma forse qualcosa si inceppa perchè lentamente il suo presente abitato da una ripetitiva quotidianità e da una governante efficiente, si mescola col passato: una moglie evasiva o evasa, una figlia adolescente problematica, un nipotino imprevisto, un adolescente in cerca delle proprie radici. Riuscirà a riemergere dal “Pieno di luna” e tornare alla realtà?

Pieno di luna: gli ingredienti della storia

pieno di lunaUn signore perbene, una governante efficiente, una moglie evasiva o evasa, una figlia adolescente problematica, un piccolo bimbo, un adolescente, una città oscura e misteriosa: la fiera delle ovvietà.
In tutto questo, la scelta del signore perbene di fare un Pieno di Luna per tollerare un vuoto o forse il dolore, potrebbe sembrare capricciosa.
In questo tempo così vicino a noi tecnologie intelligenti ti seguono e perseguono ovunque.
Il signore perbene si affida alla migliore Società del momento specializzata nell’alleviare e sopportare gli strani disagi che non si san configurare e che  inquietano, irrompendo e distruggendo una quiete costruita su misura.
E se la macchina perfetta si inceppa?

Molto presto Pieno di luna sarà disponibile nei migliori bookstore online.
Intanto potete “assaggiare” la mia scrittura scaricando l’estratto gratis di Silenziosamente al mattino spicca il tuo volo.

Pieno di Luna: qualche anticipazione

pieno di lunaQuando qualcosa di nuovo entra in un sistema lo influenza a raggiera, che ci piaccia o no. È quello che accade ad Altiero quando si interfacia con qualcosa assolutamente “altro” da lui.

Si aprono nuove porte e le emozioni, tenute a bada per anni fino a dimenticarle, riaffiorano con prepotenza, invadendo una vita che pareva costretta nel letto largo di un fiume piano, un corso immoto fino al suo esaurimento per autocombustione lenta; da un quieto andare ad un caotico stare.
La sua vita cambia perchè qualcosa ritorna e si affaccia alla coscienza come ad un burrone….

Pieno di luna: il mio nuovo libro

pieno di lunaQuesto racconto lungo – di cui prossimamente potrete scaricare un primo “assaggio” – parla di qualcosa che potrebbe succedere a tutti noi in un futuro prossimo venturo. Ma anche di fatti che sono sempre successi e sempre succederanno ad altri prima e dopo di noi. Parla di tecnologie ingorde che, esplorando sistematicamente i campi delle neuroscienze, invadendo le nostre menti più di quanto non stiano già facendo agli altri sistemi oggi in uso, agiscono senza pietà. Parla di quando gli psicofarmaci, a cui tra pochissimo ci saremo assuefatti, lasceranno il campo a tecnologie sempre più raffinate, quando non ci sarà più niente da ingerire, ma solo piccoli aggeggi da inserire in qualche anfratto del nostro corpo. Ma non parla di queste cose, esse sono solo sottintese, date per scontate, esse agiscono in un futuro, che assomiglia tanto a questo.
Parla della vita di un uomo ormai anziano che si trova, suo malgrado, a fare i conti con un passato acquattato in un angolino della sua mente che non ha digerito : esso rilascia semplicemente disagio. Niente di grave, credetemi, è quel disagio che prende ogni tanto un po’ tutti noi, che non sai da dove arrivi, lo vorresti cancellare, che si piazza sopra la tua testa come una nuvolaglia densa e inamovibile. Lo sfuggi e ti rincorre nella sua lenta persistente azione di volersi far notare. Che si fa in questi casi? Si cerca di sfuggire assumendo qualcosina oppure, come il protagonista del nostro racconto, affidandosi alla migliore società specializzata in questo genere di cose che, attraverso una sofisticata tecnologia, guida i tuoi pensieri verso lidi tranquilli. Dal momento in cui firma il contratto, la vita del nostro co-protagonista comincia impercettibilmente a cambiare. E’ quello che desidera il nostro protagonista, oppure l’ingranaggio si è inceppato?