Mercurio e lo scultore

hermesMercury and the Sculptor – Aesop’s Fables
Mercury was very anxious to know in what estimation he was held by mankind; so he disguised himself as a man and walked into a Sculptor’s studio, where there were a number of statues finished and ready for sale. Seeing a statue of Jupiter among the rest, he inquired the price of it. “A crown” said the Sculptor, “Is that all?” said he laughing; “and” (pointing to one of Juno) “how much is that one?”  “that” was the reply, “is half a crown”  “and how much might you be wanting for that one over there, now?” he continued, pointing to a statue of himself  “that one?” said the Sculptor “Oh, I’ll throw him in for nothing if you’ll buy the other two”.
Compri tre e paghi due
Mercurio era ansioso di sapere come lo valutassero gli umani e, travestitosi da uno di loro, andò nella bottega di uno scultore e chiese il prezzo di una statua di Giove. “Una corona” gli rispose lo scultore, poi additò una statua di Giunone e lo scultore rispose “mezza corona”, poi quando additò una statua di se stesso lo scultore gli disse “te la regalo se prendi le altre due”
e noi crediamo che l’anima del commercio spinto l’abbiamo inventata noi uomini del novecento, ma dai, non c’è proprio niente di nuovo sotto il sole!

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Mercurio

mercurio-mitoAl secondo appuntamento hanno distribuito la seguente fotocopia:
Mercurio è un pianeta molto vicino al nostro Sole e per questo è il pianeta del Sole. Mette in comunicazione il nostro mondo interno con l’esterno. Presiede alle funzioni cognitive attivando il nostro cervello sinistro inglobando e decodificando tutte le informazioni che riceve dal mondo esterno; costruisce schemi, cataloga e immagazzina informazioni, è il pensiero logico. E’ domiciliato nei segni zodiacali dei Gemelli e della Vergine. Non sempre però il collegamento tra il mondo interiore e quello esteriore sono congrui, a volte, introiettate informazioni, non abbiamo trovato risposte adeguate e, per proteggere noi stessi, abbiamo iniziato a difenderci dalla confusione in un modo che influirà sulla nostra capacità di capire il mondo. Secondo l’Astrologia ciò accade se ci sono aspetti “difficili” con Plutone (si appare diversi da quello che si è portando una maschera), Nettuno (o si è troppo razionali o il contrario o si evade la realtà verso piani artistici), Urano (deve razionalizzare ogni evento della vita) e Saturno (senso di inferiorità da cui l’incapacità a relazionarsi).
Il Mito ci racconta che Mercurio, Hermes nella terminologia greca, nasce di buon mattino in una grotta ombrosa da Zeus e dalla ninfa Maia. A mezzogiorno inventa la lira fatta col guscio di una tartaruga,  e di sera, a quattro giorni di vita, ruba i buoi che pascolano beati di suo fratello Apollo, figlio di Zeus e di Leto, : li fa passare verso il luogo cui li conduceva su un terreno sabbioso e a ritroso, così da confondere sulla direzione. Un vecchio lo vede, ma Hermes lo minaccia se parla. Poi arriva al fiume Alfeo e, col legno di lauro, per primo accende il fuoco che si alimenta con la forza di Efesto.
Poi uccide due buoi e divide la carne in dodici parti, una per ogni divinità dell’Olimpo, egli compreso, ma non ne mangia; poi torna veloce alla grotta e si infila di nuovo nella sua culla, fingendo di dormire beato. La madre lo sgrida ma egli, astuto, le dice che è meglio gozzovigliare per l’eternità con gli Immortali in mezzo ad immense ricchezze che rattrappirsi in quella grotta buia, le dice anche che  vuole gli stessi onori di Apollo (stuzzicando la vanità della madre e mettendola in competizione con Leto per gli onori dati al figli) volendo diventare il capo dei ladri. Apollo, nel frattempo, cerca le sue mucche dalle corna falcate. Incontra il vecchio che gli dice solo di aver visto un bambino con  una verga in mano che camminava voltandosi, dietro alle mucche e che le mucche avevano la testa rivolta verso di lui. Raggiunge la grotta ed Hermes si copre nella culla con la sua lira sotto il braccio. Apollo lo minaccia che se non gli dirà dove sono le sue mucche lo scaraventerà nel buio mortale del Tartaro a regnare sui morti. Hermes nicchia, come potrebbe un piccino fare tanto? Giura sulla testa di suo padre di non saperne nulla. Apollo non gli crede, ma sorride a tanta mistificazione e lo nomina capo dei ladri per l’eternità, fa per prenderlo in braccio ma Hermes lancia un peto e uno starnuto e Apollo lo lascia cadere. Giungono davanti a Zeus, padre di entrambi ed Hermes si difende: Apollo è piombato a casa mia accusandomi senza testimoni e vuole costringermi a confessare, solo perchè lui è un ragazzo robusto e io un piccino. Zeus scoppia in una grande risata e invita i fratelli alla concordia. I due raggiungono le mucche al pascolo ed Hermes fa sì che i rami di salice con cui Apollo voleva legare lui e le mucche, mettessero radici al suolo impedendo così alle mucche di muoversi, dopodichè suona la lira. Il suo suono melodioso affascina Apollo che ammira l’invenzione di Hermes e desidera ardentemente appropriarsi di quello strumento che produce serenità, amore e dolce sonno. Egli aveva accompagnato fino ad allora le Muse Olimpiche ma col suono del suo flauto. Lo scaltro Hermes si mostra benigno e gli regala la lira ottenendo da questi in cambio la verga, la dignità di pastore e la carica di messaggero-guida, presso la casa di Ade, il dio degli Inferi, il luogo delle anime dei morti ed Hermes diventa così lo Psicopompo.
Hermes non usa mai la violenza, ma la forza dell’intelligenza e dello scherzo, è il trickster, il burlone, colui che sa muoversi con leggerezza tra i due mondi, quello dei mortali e quello degli immortali.
E’ raffigurato come un giovane dai calzari e dal cappello alati, con in mano un caduceo e, a volte, un borsellino. E’ guida delle anime e della ricerca di significati profondi della vita. Colui o colei che è in contatto con questi aspetti di Hermes è indirizzato verso ciò che è sacro e segreto, ai misteri della morte e dell’aldilà.”
Prenotato a parlare la signora Cammela:
“Se non lo capisco io Hermes non lo capisce nessuno, potrei dire che io uno così lo riconosco da lontano, hanno un certo alurr (ha detto proprio così con tante erre finali), il mio datore di lavoro è sempre elegante e fa il possibile per fare solo quello che gli pare, quando è a casa è sempre al telefono con uno a cui racconta proprio tutto, per esempio che è riuscito a fare passare la spesa dell’albergo per tutta la famiglia come spesa di rappresentanza, così lui non paga niente, o che ha detto alla moglie che era a una cena di lavoro e invece era a cena con l’amante perchè me l’ha raccontato il cugino di mio zio che lavora in quel ristorante di lusso dove va sempre; ci va sempre anche con altre donne, così come l’ho beccato vicino ai bidoni della spazzatura abbracciato alla vicina di mansarda; poi mi fa “Cammela lei è la mia musa, una sera la invito a cena” e mi ha strizzato l’occhio. Ma è scemo? Se crede di comprarmi dicendomi che sono una vecchia macchina (la Musa ce l’aveva la portinaia dell’altro stabile vicino al mio e l’ha pure rottamata) becca male”
a quel punto l’ha interrotta Cimiteri:
“Scusate io non sono prenotato, ma vorrei far notare che Hermes è sì quello che dice la signora Cammela, ma anche qualcosa di più, per me è complesso perchè lo trovi dalle stalle alle stelle… io ho conosciuto un tizio così, faceva il becchino, poi si è dato all’arte ed ha anche avuto successo, da un certo punto di vista… con lui si andava a donne… ehm scusate le presenti… e poi si parlava di cose dell’aldilà anche per ore e lui mi lasciava sempre con una dritta che mi aiutava a capire altre cose ancora… sì, una figura davvero affascinante con quella sua capacità di parlare di tutte e due le cose con estrema facilità ed appropriatezza”, il dibattito è poi proseguito con le rievocazioni di grandi truffe e di grandi rapine di cui mai si sono trovati i colpevoli.

Mercury and the Woodman

mercurio e taglialegnaA woodman was felling a tree on the bank of a river, when his axe flew out of his hands and fell into the water. He was lamenting his loss and Mercury appeared asking him the reason for his grief; and on learning what had happened, dived into the river and, bringing up a golden axe, asked him if it was his. The woodman replied that it was not and Mercury dived and, bringing up a silver axe, asked him if that was his. “No” said the woodman; once more Mercury dived and brought up the missing axe. The woodman was very happy an Mercury was so pleased with his honesty that he made him a present of the other two axes. When the woodman told the story to his companions, one of these determined to try his luck for himself. He went to the edge of the river and contrived to let his axe drop into the water. Mercury arrived, dived and brought up a golden axe. “That’s mine” sayd the man but Mercury was so disgusted at his dishonesty that, not only declined to give him the golden axe,  but also refused to recover for him the one he had let fall into stream.
Honesty is the  best policy.

Questa è una vecchia edizione economica del 1933 nella traduzione di Vernon Jones e  illustrata da Arthur Rackham. La tengo sempre sul mio comodino. Il fatto è che  sto studiando la figura di Mercurio, o meglio, la figura di Hermes nella dicitura greca, di cui più avanti vi parlerò: la cosa divertente è che, per puro caso (?), ho trovato il libro delle Aesop’s Fables aperto proprio su questa favola. Non è fantastico? Questo è un indubbio esempio di sincronicità. A proposito, vi invito a scovare nella vostra vita altrettanti esempi, ne è satura la nostra esistenza e spesso non li notiamo. Male.
Vi traduco sommariamente la favola:
un boscaiolo stava abbattendo un albero sulla riva di un fiume quando l’ascia gli scivolò dalle mani e cadde nell’acqua. Si stava lamentando ed ecco Mercurio gliene chiese il motivo e si tuffò nell’acqua ed emerse con un’ascia d’oro. Il boscaiolo negò che fosse sua; Mercurio si rituffò ed emerse con un’ascia d’argento e di nuovo il boscaiolo negò che fosse sua; quando finalmente Mercurio gli portò la sua ascia il biscaiolo fu felice. Per premiare la sua onestà il dio gli fece dono delle altre due asce, quella d’oro e quella d’argento. Il boscaiolo raccontò la storia ai suoi amici e uno di loro decise di fare il furbetto e ripropose la stessa scena; Mercurio gli apparve e si tuffò emergendo con un’ascia d’oro, al che l’uomo disse, mentendo, che era la sua ascia. Mercurio si indispose e non gli riportò nemmeno l’ascia che l’uomo possedeva e che aveva volontariamente gettato nel fiume. Della serie: l’onestà è una garanzia.
E se fosse così anche per noi non sarebbe più bello?
Se pensiamo che Esopo scrisse le sue “favole” nel VI secolo a. C., da una parte potremmo consolarci pensando che allora la gente non fosse migliore di adesso ma, al tempo stesso,  dovremmo rammaricarci pensando che, in tutto questo tempo, non è cambiato proprio niente.