Afrodite, la dea

imagesAfrodite era la sposa di Efesto, nano ingegnoso e storpio. Ares, il Marte della mitologia latina, era il suo amante. Quando il Sole vide la coppia nell’amplesso avvisò Efesto che, addolorato, forgiò nella sua fucina catene sottili, invisibili che non si potevano nè sciogliere nè spezzare. Poi chiamò a raccolta gli dei per testimoniare l’onta. Hermes disse che non gli sarebbe dispiaciuto giacere in catene con Afrodite, tutti gli dei risero, eccetto Poseidone che chiese ad Efesto di poter essere garante per Ares dell’ammenda da pagare per pareggiare l’umiliazione. Efesto sciolse gli amanti, Ares andò nel paese dei Traci ed Afrodite a Cipro nel tempio di Pato a lei dedicato, ove fu accolta con un bagno, unta con olio immortale e avvolta nella sua bellissima veste.
Pigmalione era reputato dai ciprioti re ed amante di Afrodite, anch’egli nano e dio. Si dice che si fosse innamorato della statua eburnea nuda di Afrodite, la volle sposare e la pose sul suo letto; nel suo disperato amore pregò Afrodite che si mosse a pietà di lui: la statua divenne viva e Pigmalione la prese in moglie: essa partorì Pafo il cui figlio, Cinira, fondò la città di Pafo col santuario dedicato ad Afrodite: secondo questo racconto, il culto della dea dell’amore sarebbe iniziato a Cipro solo con Pigmalione e la sua opera, l’idolo nudo.
Altro grande amore di Afrodite fu Adone e la loro storia è connessa con la storia di un albero. L’albero è la pianta chiamata myrrha la cui resina profumata per i popoli atichi era il più prezioso di tutti i succhi d’albero. Il racconto diceva che Myrrha era figlia di Tia o del re Cinira di Pafo e si era perdutamente innamorata del padre; essa riuscì a ingannarlo e giacque con lui come una sconosciuta per dodici notti di seguito, ma quando, alla fine, il padre si accorse dell’inganno, la inseguì con la spada brandita. Ma Myrrha portava già in seno il figlio dell’amore proibito e chiese di non essere in nessun luogo, nè tra i vivi nè tra i morti per la vergogna. Qualcuno degli dei ebbe pietà di lei e la trasformò in un albero che piange con le lacrime più aromatiche il proprio frutto: Adonis nacque dalla corteccia apertasi dell’albero di mirra. Adone era bello, così bello che Afrodite nascose il bambino appena nato in una cassa e lo consegnò a Persefone perchè lo custodisse. La regina degli Inferi aprì la cassa, vide il bel bambino e non volle più restituirlo. La contesa tra le dee fu portata dinanzi a Zeus il quale decise: una parte dell’anno Adone la poteva trascorrere da solo o come gli paresse, una parte con Afrodite e una parte con Persefone. La morte che portò Adone da Persefone negli Inferi fu descritta come conseguenza della ferita di un cinghiale mandatogli contro da Artemide o da Ares, dal suo sangue sparso crescevano anemoni rossi. Le feste celebravano il doloroso amore di Afrodite che inutilmente cercava di trattenerlo poichè il giorno successivo egli si dileguava nel mare e nell’aria. Le donne offrivano piccoli giardini che facevano crescere in vasi di terracotta e in pentole perchè appassissero presto, ed offrivano se stesse agli stranieri nei santuari, coloro che non lo facevano, sacrificavano i loro capelli ad Adone.
Questa dea meravigliosa dovette innamorarsi del pastore Anchise, bello come gli immortali: si ritirò nell’isola di Pafo , chiuse dietro di sè le porte del tempio, le Cariti le prepararono un bagno ungendola con l’olio immortale e, in una bellissima veste ornata d’oro, tornò a Troia dalla Madre degli animali selvaggi. Attraverso la via delle montagne fu seguita da vari animali e lei si rallegrò per loro, infondendo amore in essi sicchè essi si appartarono a coppie all’ombra dei boschi; ella entrò nella tenda di Anchise che, solo, passeggiava suonando la cetra. La vide e divampò d’amore per lei salutandola come Immortale, le chiese protezione per sè e i suoi. Lei gli mentì, fingendosi figlia di un re frigio e raccontò d’esser stata rapita da Hermes perchè era destinata a diventare sua sposa, ma pregò il pastore di non toccarla prima di presentarla a genitori e fratelli. Poi giacquero distesi su morbide pelli d’orso e di leone, egli le tolse gli ornamenti, le sciolse la cintura e la spogliò: l’uomo mortale giacque con la dea immortale. Solo più tardi lei gli rivelò chi fosse veramente. Anchise fu atterrito dai suoi begli occhi, voltò la testa, si coprì il viso e implorò da lei la salvezza, poichè nessun uomo mortale poteva essere sano e salvo dopo aver dormito con una dea.  Afrodite gli concepì un figlio, Enea, ma Anchise avrebbe dovuto far finta di niente quando le Ninfe glielo avrebbero portato, il bimbo doveva sembrare il figlio di una di esse e non certo della dea.
Anchise non doveva rivelare a nessuno l’identità della vera madre, altrimenti lo avrebbe colpito il fulmine di Zeus. Più tardi, nell’ebbrezza del vino, Anchise lo rivelò e il fulmine lo colpì rendendolo storpio; un altro racconto ci dice che sarebbe divenuto cieco, punto ngli occhi dalle api per aver visto la nudità della dea.
Afrodite per conquistare, usava il cinto magico, fabbricato per lei dal suo primo marito Efesto, e la freccia di Hermes, per colpire il prescelto. Regina dei triangoli, fuori dai condizionamenti sociali, Venere-Afrodite è libera; Platone la chiamò Porno, la spudorata, perchè era sempre lei a scegliere gli uomini da amare.”
Il signor Bussi ruppe il silenzio di tomba che avvolgeva l’ascolto del racconto: “porno, porno mi sembra che Platone stia esagerando, non vi pare? se è la dea dell’amore, cosa dovrebbe fare, chiudersi in un monastero?” e Cocoscia “neanch’io se fossi in Platone me la prenderei così tanto, una bella donna ha sempre un’ampia rosa di pretendenti tra cui scegliere… ma poi, a pensarci bene, non corrre voce che siano sempre le donne, belle o brutte, a scegliere?”.
“No no quella mi sembra proprrio una t….” attacca Cornelia Maruzzella.
“Lasci perdere, mi creda, averne di t…. così, lasci perdere, non si allarghi, lasciate dire a noi uomini che un pò ce ne intendiamo, tutte le donne avrebbero da imparare da lei… la seduzione… voi non sapete neanche cosa sia” Gargoglia si era infervorato.
“Meglio la seduzione e poi ti mollano all’improvviso, che una fedele che si occupa di te per tutta la vita?” Maruzzella si era lanciata.
A quel punto un coro, un mormorio, quasi un vociare ne ha coperto la voce, dalla registrazione si avverte da lontano un “proprio lei, senti chi parla… ma stia zitta”.
Poi silenzio.

Venere pre-Olimpica

Sandro_Botticelli_-_La_nascita_di_Venere_-_Google_Art_Project_-_editedIl pubblico per questa sessione era particolarmente numeroso nel fresco androne interrato del Blumen e tutti si erano impegnati a rileggere la fotocopia che così narrava:
Venere ci dice che per stare bene dobbiamo assaporare la vita e le cose belle che essa ci offre, arte, relazioni, condivisione, conoscenza. Si trova in tre segni zodiacali: Toro (dà valore al piacere dei sensi, alla bellezza estetica, alla libido), Cancro (cerca nei valori famigliari la bellezza della intimità, il piacere di nutrire e di essere nutrita) e Bilancia (il senso estetico formale, cerebrale). Venere è un archetipo, espressione del piacere e della seduzione, non per conquistare l’altro ma per amore di sé.
Mito: quello più comunemente tramandato ce lo narra Esiodo.
Urano, il dio Cielo, si accoppiava ogni notte con la sua sposa, Terra, la dea Gea, con la quale aveva generato numerosi figli, ma era geloso di loro ed a un certo punto decise di eliminare i nuovi nati nascondendoli con gioia malvagia nella cavità della terra; Gea, costernata da tal comportamento, trasse dalle sue viscere il potente acciaio, costruì una falce e istigò i figli; il più giovane di tutti, Crono, si fece carico di concretizzare lo stratagemma da lei ideato. Così fu: durante l’amplesso dei genitori, il giovane recise il membro del padre con l’enorme falce e lo gettò dietro le spalle e poi in mare (un brivido a stento soffocato spirò tra il pubblico maschile). Attorno alla pelle del membro del dio si formò una schiuma bianca, aphros, da cui si formò e crebbe una bella fanciulla. La prima storia d’amore per Afrodite accade già in mare ed è legata ad una conchiglia: nell’acqua più pura e trasparente sulla roccia, sotto la superficie del mare, si trovava una piccola e bellissima conchiglia di nome Nerite, unico figlio di Nereo. Era il più bello tra gli dei e tra gli uomini. Quando viaggiava col suo carro sopra le onde era l’alter ego di Fetonte nel cielo, il bellissimo figlio di Elio che gli rubò il carro di fuoco. Nerite fu l’amante felice di Afrodite e quando lei, per volere del Fato, dovette essere accolta tra gli Olimpici, volle portare con sé il suo amico, ma egli preferì la vita nel mare con le sorelle, i fratelli e i suoi genitori (altro mormorio di disapprovazione, prevalentemente dal pubblico maschile, almeno così appare dalla registrazione); Afrodite gli voleva donare le ali ma egli non le volle, e la dea lo trasformò in conchiglia (a quel punto il “ben gli sta!” di Gargoglia si eleva alto sull’assemblea).
Venere, ormai dea a tutti gli effetti, scelse come compagno e servitore il dio dell’amore, Eros, a cui, finalmente, riuscì ad affibbiare le ali e questi se le tenne (risolini compiaciuti bi-partisan).
Venere nuotò fino a Citera (secondo un altro racconto sarebbe nata da una conchiglia e con essa sarebbe approdata a Citera) e poi si diresse a Cipro (dove più tardi furono costruiti i santuari più potenti e antichi a lei dedicati) e lì, bella e pudica, uscì dall’acqua mentre, sotto i suoi piedi, cresceva erbetta fresca; fu chiamata dagli dei e dagli uomini Afrodite perchè nata dalla schiuma. La storia olimpica della dea Venere ve la racconterò la prossima volta.”
La dottoressa Mongiardini che aveva fatto Medicina ma voleva diventare biologa marina, prese la parola senza essersi prenotata: “Ci potremmo chiedere come mai Nerite abbia potuto rifiutare, di fronte all’offerta di vivere tra gli dei, equipaggiato di ali e nientemeno che con la dea Venere; ecco che ci viene incontro una tarda versione che riporta Nerite come amante di Poseidone dio del mare… Cypraea Eglantina è la conchiglietta di mare che mi ricorda Nerite; gli indigeni la usavano per fare un po’ di educazione sessuale, ai loro ragazzi, mostrandola loro, dicevano. “questa è la donna che vi morde il pisello”… risatina sadica della stessa.
“Eh ma basta, ve lo devo dire, mi sto sentendo un pò a disagio a parlare di ste cose, io vi posso dire che da questo punto di vista non ho mai avuto problemi…” subentrò Gargoglia.
“Cosa vorrebbe dire, quali problemi e di che disagio parla?” gli chiese la Ferrante.
“Oh ma insomma non posso dire proprio tutto… sto Nerite era un omosessuale e non lo aveva detto a nessuno e faceva il doppio gioco… ma non si può prendere in giro una bella ragazza così, è un delitto” continua lui.
“Si tratta di un sequestro di persona con plagio” irruppe Bussi.
“Uno così che tiene impegnata una bellezza del genere, non ce n’è per nessun altro… normale” confermò arrabbiato e più rosso del solito Commestini mentre sua moglie lo fulminava con lo sguardo.
A quel punto la nonna intervenne: “per favore non trasformiamo un evento di alta bellezza in una banale discussione sulla omosessualità di nuovo”.
“Giusto, ci sta pensando intensamente il parlamento… noi che tanto non ci paga nessuno…. nel frattempo pensiamo a cose serie, ” questo è il succo di quello che si captava dalla registrazione tra il brusio generalizzato quando la registrazione si è interrotta.

Mercurio e lo scultore

hermesMercury and the Sculptor – Aesop’s Fables
Mercury was very anxious to know in what estimation he was held by mankind; so he disguised himself as a man and walked into a Sculptor’s studio, where there were a number of statues finished and ready for sale. Seeing a statue of Jupiter among the rest, he inquired the price of it. “A crown” said the Sculptor, “Is that all?” said he laughing; “and” (pointing to one of Juno) “how much is that one?”  “that” was the reply, “is half a crown”  “and how much might you be wanting for that one over there, now?” he continued, pointing to a statue of himself  “that one?” said the Sculptor “Oh, I’ll throw him in for nothing if you’ll buy the other two”.
Compri tre e paghi due
Mercurio era ansioso di sapere come lo valutassero gli umani e, travestitosi da uno di loro, andò nella bottega di uno scultore e chiese il prezzo di una statua di Giove. “Una corona” gli rispose lo scultore, poi additò una statua di Giunone e lo scultore rispose “mezza corona”, poi quando additò una statua di se stesso lo scultore gli disse “te la regalo se prendi le altre due”
e noi crediamo che l’anima del commercio spinto l’abbiamo inventata noi uomini del novecento, ma dai, non c’è proprio niente di nuovo sotto il sole!

Mercurio

mercurio-mitoAl secondo appuntamento hanno distribuito la seguente fotocopia:
Mercurio è un pianeta molto vicino al nostro Sole e per questo è il pianeta del Sole. Mette in comunicazione il nostro mondo interno con l’esterno. Presiede alle funzioni cognitive attivando il nostro cervello sinistro inglobando e decodificando tutte le informazioni che riceve dal mondo esterno; costruisce schemi, cataloga e immagazzina informazioni, è il pensiero logico. E’ domiciliato nei segni zodiacali dei Gemelli e della Vergine. Non sempre però il collegamento tra il mondo interiore e quello esteriore sono congrui, a volte, introiettate informazioni, non abbiamo trovato risposte adeguate e, per proteggere noi stessi, abbiamo iniziato a difenderci dalla confusione in un modo che influirà sulla nostra capacità di capire il mondo. Secondo l’Astrologia ciò accade se ci sono aspetti “difficili” con Plutone (si appare diversi da quello che si è portando una maschera), Nettuno (o si è troppo razionali o il contrario o si evade la realtà verso piani artistici), Urano (deve razionalizzare ogni evento della vita) e Saturno (senso di inferiorità da cui l’incapacità a relazionarsi).
Il Mito ci racconta che Mercurio, Hermes nella terminologia greca, nasce di buon mattino in una grotta ombrosa da Zeus e dalla ninfa Maia. A mezzogiorno inventa la lira fatta col guscio di una tartaruga,  e di sera, a quattro giorni di vita, ruba i buoi che pascolano beati di suo fratello Apollo, figlio di Zeus e di Leto, : li fa passare verso il luogo cui li conduceva su un terreno sabbioso e a ritroso, così da confondere sulla direzione. Un vecchio lo vede, ma Hermes lo minaccia se parla. Poi arriva al fiume Alfeo e, col legno di lauro, per primo accende il fuoco che si alimenta con la forza di Efesto.
Poi uccide due buoi e divide la carne in dodici parti, una per ogni divinità dell’Olimpo, egli compreso, ma non ne mangia; poi torna veloce alla grotta e si infila di nuovo nella sua culla, fingendo di dormire beato. La madre lo sgrida ma egli, astuto, le dice che è meglio gozzovigliare per l’eternità con gli Immortali in mezzo ad immense ricchezze che rattrappirsi in quella grotta buia, le dice anche che  vuole gli stessi onori di Apollo (stuzzicando la vanità della madre e mettendola in competizione con Leto per gli onori dati al figli) volendo diventare il capo dei ladri. Apollo, nel frattempo, cerca le sue mucche dalle corna falcate. Incontra il vecchio che gli dice solo di aver visto un bambino con  una verga in mano che camminava voltandosi, dietro alle mucche e che le mucche avevano la testa rivolta verso di lui. Raggiunge la grotta ed Hermes si copre nella culla con la sua lira sotto il braccio. Apollo lo minaccia che se non gli dirà dove sono le sue mucche lo scaraventerà nel buio mortale del Tartaro a regnare sui morti. Hermes nicchia, come potrebbe un piccino fare tanto? Giura sulla testa di suo padre di non saperne nulla. Apollo non gli crede, ma sorride a tanta mistificazione e lo nomina capo dei ladri per l’eternità, fa per prenderlo in braccio ma Hermes lancia un peto e uno starnuto e Apollo lo lascia cadere. Giungono davanti a Zeus, padre di entrambi ed Hermes si difende: Apollo è piombato a casa mia accusandomi senza testimoni e vuole costringermi a confessare, solo perchè lui è un ragazzo robusto e io un piccino. Zeus scoppia in una grande risata e invita i fratelli alla concordia. I due raggiungono le mucche al pascolo ed Hermes fa sì che i rami di salice con cui Apollo voleva legare lui e le mucche, mettessero radici al suolo impedendo così alle mucche di muoversi, dopodichè suona la lira. Il suo suono melodioso affascina Apollo che ammira l’invenzione di Hermes e desidera ardentemente appropriarsi di quello strumento che produce serenità, amore e dolce sonno. Egli aveva accompagnato fino ad allora le Muse Olimpiche ma col suono del suo flauto. Lo scaltro Hermes si mostra benigno e gli regala la lira ottenendo da questi in cambio la verga, la dignità di pastore e la carica di messaggero-guida, presso la casa di Ade, il dio degli Inferi, il luogo delle anime dei morti ed Hermes diventa così lo Psicopompo.
Hermes non usa mai la violenza, ma la forza dell’intelligenza e dello scherzo, è il trickster, il burlone, colui che sa muoversi con leggerezza tra i due mondi, quello dei mortali e quello degli immortali.
E’ raffigurato come un giovane dai calzari e dal cappello alati, con in mano un caduceo e, a volte, un borsellino. E’ guida delle anime e della ricerca di significati profondi della vita. Colui o colei che è in contatto con questi aspetti di Hermes è indirizzato verso ciò che è sacro e segreto, ai misteri della morte e dell’aldilà.”
Prenotato a parlare la signora Cammela:
“Se non lo capisco io Hermes non lo capisce nessuno, potrei dire che io uno così lo riconosco da lontano, hanno un certo alurr (ha detto proprio così con tante erre finali), il mio datore di lavoro è sempre elegante e fa il possibile per fare solo quello che gli pare, quando è a casa è sempre al telefono con uno a cui racconta proprio tutto, per esempio che è riuscito a fare passare la spesa dell’albergo per tutta la famiglia come spesa di rappresentanza, così lui non paga niente, o che ha detto alla moglie che era a una cena di lavoro e invece era a cena con l’amante perchè me l’ha raccontato il cugino di mio zio che lavora in quel ristorante di lusso dove va sempre; ci va sempre anche con altre donne, così come l’ho beccato vicino ai bidoni della spazzatura abbracciato alla vicina di mansarda; poi mi fa “Cammela lei è la mia musa, una sera la invito a cena” e mi ha strizzato l’occhio. Ma è scemo? Se crede di comprarmi dicendomi che sono una vecchia macchina (la Musa ce l’aveva la portinaia dell’altro stabile vicino al mio e l’ha pure rottamata) becca male”
a quel punto l’ha interrotta Cimiteri:
“Scusate io non sono prenotato, ma vorrei far notare che Hermes è sì quello che dice la signora Cammela, ma anche qualcosa di più, per me è complesso perchè lo trovi dalle stalle alle stelle… io ho conosciuto un tizio così, faceva il becchino, poi si è dato all’arte ed ha anche avuto successo, da un certo punto di vista… con lui si andava a donne… ehm scusate le presenti… e poi si parlava di cose dell’aldilà anche per ore e lui mi lasciava sempre con una dritta che mi aiutava a capire altre cose ancora… sì, una figura davvero affascinante con quella sua capacità di parlare di tutte e due le cose con estrema facilità ed appropriatezza”, il dibattito è poi proseguito con le rievocazioni di grandi truffe e di grandi rapine di cui mai si sono trovati i colpevoli.

Sole

sole-caldo-estateE per il mese delle stelle cadenti divertiamoci con un pizzico di astrologia… e tanto mito. Ho registrato i ritrovi estivi dell’estate scorsa al Blumen; si sono immersi nella mitologia allo stato puro. La prima parte l’ha preparata mia nonna e la distribuiva a tutti i partecipanti una settimana prima della riunione, la seconda parte è a braccio e chi se la sentiva, la commentava agli altri. Hanno deciso di parlare dei Pianeti che dominano i segni zodiacali “perchè i segni zodiacali li conoscono tutti”.
il primo della lista è stato il Sole, il dominus del segno zodiacale di nascita: “Il Sole in un determinato segno al momento della nascita, ci indica la meta da raggiungere, il patrimonio innato da sviluppare nell’arco dell’esistenza; nel proprio Sole c’è un progetto di vita. La nostra parte Yang. Sole e Luna rappresentano il nucleo centrale di chi siamo.
Sole, nella mitologia greca è Elio e, con la sorella Luna, la Selene della mitologia greca, essi prestano i  raggi d’oro e d’argento agli altri dei. Elio è l’infaticabile auriga che guida un carro trainato da cavalli che vomitano fuoco, padre creatore che ogni mattina ci regala un giorno di vita, dio saggio e generatore. All’ora del tramonto sale in una grande coppa d’oro che lo porta addormentato attraverso le onde e a velocità vertiginosa, dal luogo delle Esperidi al paese degli Etiopi; lì sono pronti per lui un carro veloce e i destrieri per quando si avvicina l’altra sorella, la dea dell’aurora, Eos. Egli sale in Oriente sul carro e riappare nel cielo, “i suoi occhi guardano terribili da sotto l’elmo d’oro, lo splendore dei raggi si diffonde abbagliante e amabile. Intorno al dio scintilla la veste leggera. I suoi cavalli sono alati, davanti al carro corrono ragazzi che si preparano a saltare via, sono le stelle. Le dee Eos e Selene, sue sorelle, lo precedono”.
E’ l’immagine di un giovane uomo splendente di luce su un cocchio d’oro: immagine affascinante, ricca di forza, la potenza della giovinezza che da la certezza che un nuovo giorno nascerà. Il Sole è l’andare, è il viaggiare nel giorno e, alla fine del giorno, attraverso la notte, è il ritornare; il giorno e la notte, la vita e la morte. Per essere “solari” dobbiamo attraversare il giorno e le tenebre, la nostra luce e la nostra oscurità, dobbiamo lasciare la casa paterna/materna e affrontare coi nostri talenti la nostra via; la nostra chiamata può avvenire in tanti modi, con incontri, crisi, divisioni, separazioni, malattie.
La Luna, invece, ci informa sempre sui nostri bisogni, è la parte sensibile e ricettiva, l’energia Yin.
Il nostro obiettivo è scoprire chi siamo veramente, quali sono le nostre risorse e come possiamo usarle per compiere il nostro cammino.”
Si era iscritta a commentare la signora Cocoscia Nella che ha esordito così:
“Vi dico subito cari coinquilini, che qui si parla espressamente di cose profonde che mi toccano da vicino…il mio grande amore era bello come il Sole, ogni giorno mi veniva a trovare e mi ha promesso di tornare sempre da me. L’ho aspettato e cercato per anni, mi sono dedicata a lui tutta la vita, non avrei potuto immaginare un altro uomo per me. Ho vissuto con la sua immagine; l’ho visto l’ultima volta in foto, era su un carro, armato, e mi sorrideva felice, i suoi denti brillavano; andare per il mondo, sì, certo l’ho sempre fatto, ho girato tutto il mondo in cerca di lui e delle sue tracce… solo ora mi sono accorta che lui mi veniva a trovare ogni giorno e proprio qui al Blumen. Ogni mattina lo incontrerò al sorgere del sole sarò lì a salutarlo e a lasciarmi accarezzare dalle sue braccia… grazie cari amici”. A quel punto qualcuno mi ha riferito che se ne è andata piangendo lievemente dopo aver abbracciato e salutato tutti i presenti.