ARRIVA LA RACCOLTA DIFFERENZIATA AL BLUMEN

differenziataLa situazione al Blumen è effervescente da quando sono arrivati gli avvisi che avrebbero eliminato i cassonetti ed iniziava la raccolta differenziata. Mentre rumorosamente i cassonetti scomparivano dentro a un grande camion la signora Nella, come svagata, ha detto ad alta voce “Ma, prima dei cassonetti, dove si portava l’immondizie?…non me lo ricordo…” ed il signor Commestini, che le stava dietro alle spalle osservando, come lei, costernato, la fine di un’epoca, ha sussurrato “Ma prima non c’era da portare via niente…”. Tutto questo era all’inizio, perchè, da quel momento di malinconica rivisitazione del passato in avanti, le cose sono decisamente cambiate e han preso una piega inquietante. Per prima cosa la Marticola ha detto che lei non avrebbe mai portato i bidoncini in strada tra la mezzanotte e le sei del mattino della domenica! E lì le signore han cominciato ad allarmarsi: 1 dove avrebbero messo il loro pattume, 2 dove avrebbero mandato i loro mariti per la passeggiata quotidiana coi loro bei sacchettini di plastica non biodegradabile da smaltire raccolti negli anni? Alle riunioni di quartiere in cui qualche volontario armato, è proprio il caso di dirlo, di buona volontà, cercava di spiegare dove andavano questo e quello, c’erano andati in pochi. La moglie di Commestini glielo voleva impedire, dicendogli che si sarebbero accorti che lui non capiva niente, e lo avrebbero preso in giro, ma quando Gargoglia le ha sussurrato “Ma signora Cornelia lo lasci uscire, parleremo io e Bussi….” cedette, ricordando all’improvviso che non avrebbe avuto il marito tra i piedi per un po’. Cosa fecero i tre alla riunione di quartiere nessuno lo seppe mai perchè di quella riunione non si è saputo più nulla. Le buone massaie si rifiutavano di tenere in casa i rifiuti ed ogni giorno li eliminavano, sicchè i bidoncini si sono subito riempiti, contornati da altri sacchetti appoggiati con eleganza sul pavimento del Blumen. Quando Cimiteri è tornato da una serata esoterica dove aveva bevuto parecchio sakè e si è visto una pantegana frugare tra i cassonetti non ha creduto ai suoi occhi. La situazione è suscettibile di evoluzioni; nel frattempo qualche giorno dopo l’inizio della raccolta, Diego, tornando dal lavoro uscendo dalla stazione, ha intercettato Commestini che vagava con un sacchetto dei soliti alla ricerca di un bidone. Due sere dopo i carabinieri han telefonato a casa sua per dire alla moglie Cornelia, che si godeva il programma preferito a quiz, che il suo coniuge si era perso. Quando l’uomo si è potuto sfogare nell’androne con un piccolo drappello di coinquilini, ha riferito che, ogni giorno, all’imbrunire, vaga per la città in cerca dei vecchi bidoni ma che ormai si deve spostare al largo perchè la differenziata, come un virus, ha aggiunto Cimiteri, si sta allargando a macchia d’olio! Gargoglia a quel punto, che ha capito quale era il vero problema dell’amico, gli ha dato una pacca sulla spalla dicendogli “A tua moglie ci pensiamo noi”. Qualcuno del gruppo si è chiesto cosa volesse davvero dirgli.

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Morte di Priebke

punto_di_domandaNon sto a divagare su chi sia stato e continui ad essere Erich Priebke, ma vorrei solo considerare un punto: data l’inevitale bagarre, scatenatasi alla sua morte, tra coloro che la Shoah l’han vissuta sulla loro pelle, i loro parenti, tutti gli uomini e le donne che hanno riflettuto e riflettono su cosa un umano e pertanto l’umanità, possa arrivare a fare e coloro che ne fanno una icona del nazismo, mi chiedo, ancora una volta, ahimè, come ragioniamo noi italiani. Siamo diventati esperti nel perseguire il “Fatta la legge, trovato l’inganno”. Questo è un fatto; forse per questo, dopo il vociare, chiocciare, starnazzare, falsamente prevedere, perchè poi non si sono posti in atto provvedimenti seri, onde evitare la performance umiliante cui sono stati sottoposti i “seriamente indignati” il giorno del di lui funerale cattolico, di cosa si parla? Di fare una legge contro chi non crede alla Shoah! Ciò che mi spaventa non sono gli aficionados di Priebke che lanciano slogan, ma che ci sia ancora qualcuno che pensi di impedire a qualcun altro di pensare ad alta voce un suo pur farneticante pensiero. Non si pensa di fare una legge che inserisca, nelle scuole di ogni ordine e grado, un’ora al mese sulle intolleranze, le discriminazioni razziali e culturali nel mondo! E, dati i presupposti del genio italico in fatto di leggi, lasciatemelo dire, siamo proprio divertenti.

L’Amore È Tutto: è tutto ciò che so dell’Amore di Michela Marzano- recensione

l'amore è tuttoMi colpiscono la leggerezza, la sintesi, il verbalizzare temi densi con un fare che avverto sempre, comunque, distaccato dei pensieri a lungo processati, una spinta interiore a tenere la passione a bada; perchè quella c’è, e come, altrimenti perchè scrivere un libro sull’Amore? “L’altro ha il diritto di non darci quello che vorremmo ricevere”, per esempio. Tutto ciò richiede coerenza e consapevolezza. Le finzioni che ci portiamo dentro, gli inganni che ci raccontiamo quando vogliamo far star dentro quella persona in un contenitore troppo piccolo e diciamo, o che è ingrassato, o che ci han propinato il contenitore sbagliato. Noi, invece, non sbagliamo mai perchè abbiamo il diritto/dovere di aspettarci che l’altro sia quello tagliato su misura per noi, una specie di tuta da sub che non faccia più passare il freddo dell’inverno, che noi si possa abitare con pienezza, cerchiamo una figura aderente! Non c’è. “Inizia solo quando la smettiamo di chiedere all’altro di darci quello che ci manca”. L’Amore è un anelito, un respiro “fatto di tutto quello che ci tiene in vita e che non si ha, che si invoca e si maledice, che si perde da quando si è nati e che si spera fino alla fine”.

Di tanto in tanto piccoli sprazzi di vita quotidiana, la sua vita di ogni giorno, la nostra vita di ogni giorno, i nostri pensieri non detti, sempre. L’altro giorno un giovane uomo, parlandomi della sua relazione in crisi, mi ha detto tranquillo “In fondo sono ormai cinque anni che stiamo insieme”, eccolo l’amore liquido di Zygmund Bauman citato da Marzano. E il nostro bisogno d’amore è eterno. Come si conciliano le due cose?
Per amare davvero, se davvero vogliamo amare, dobbiamo smetterla di pretendere dalla persona che amiamo il potere di riparare la nostra esistenza. Ma noi non vogliamo rassegnarci a questo, il nostro spirito si ribella e ogni tanto si quieta, ma solo per stanchezza, per dire, come Michela Marzano,
“in questi giorni non la smette di piovere a Parigi”.

W gli Italiani!

bandiera-italia2Cosa c’è da dire o perchè c’è bisogno sempre di dire qualcosa di fronte a certe situazioni tragiche a cui assistiamo con, diciamolo pure, indifferenza o lieve indignazione o falso cordoglio, in fin dei conti qualche morto in più che differenza fa? Siamo anche noi fuori dal mondo, ormai, come i nostri politici che hanno votato delle leggi inapplicabili e adesso gli stessi, vista la lentezza dei ricambi, proprio gli stessi,  perorano la necessità di cambiarle. Ma la legge è stata scritta e approvata, oppure era in una specie di purgatorio, in prova insomma, come i ragazzi stagisti, della serie vediamo come se la cava? Ma noi siamo Italiani. Siamo fatti così, che ci dobbiamo fare?  Dunque abbiamo votato una legge incostituzionale, la solita zappa sui piedi. Ci lamentiamo che non ci sono leggi che ordinino certe cose, le prefigurino, le prevengano e quando le facciamo ci mettiamo migliaia di piccoli puntelli, apparentemente innocui, che le rendono inapplicabili. Il signor Maroni dice che se si fossero fatti accordi preventivi, come a suo tempo lui fece con i paesi di provenienza dei profughi, non ci sarebbe stata questa tragedia. Ma il punto è un altro: se tu che sei sulla tua barca, per lavoro o per diletto, ti accorgi che una persona, e dico solo una, non centinaia!!!! , sta annegando, le chiedi da dove viene? Le chiedi cosa ci faccia lì e perchè sta lì davanti alla tua barca? Le chiedi i documenti? Mi sembra che sia veramente ridicolo che noi, davanti a tutte quelle bare e a quei corpi in pasto ai pesci, ci si stia a cincischiare con queste quisquiglie. Mi sembra ridicolo che lo si faccia, come sempre, a tragedia avvenuta e ripetuta. Per noi italiani non vale il detto “repetita iuvant”, ovviamente. La legge era lì, scritta su un codice. È anche vero che la medaglia ha il suo rovescio e, se siamo dei veri Italiani, come effettivamente siamo, noi le norme le attraversiamo, consapevoli dei rischi che corriamo di fronte alla legge, rischi che, peraltro, per molti di noi, sono sempre inferiori a quelli che corriamo di fronte alla nostra coscienza.  Al massimo, raccattando una giovane donna esanime, potremo sempre dire che è la nipote di Mubarak e saremo perdonati.